Qui non si tratta solo di collegare città: è un gioco dove la tecnologia, la politica e l’operatività si intrecciano in modo unico. Le ferrovie nascono sotto stretto controllo statale, e questo influenza ogni mossa — dalle licenze alle fusioni, dai treni ai cambi di proprietà.
Le compagnie partono con cinque azioni e possono raddoppiare il capitale una volta raggiunto il loro obiettivo strategico. I treni non si muovono da città a città: le prime quattro classi hanno un raggio in esagoni, costringendoti a pianificare rotte con precisione geografica; solo i modelli più moderni operano su rete urbana. La gestione dei veicoli è centrale: scegliere il treno giusto per la compagnia giusta al momento giusto può fare la differenza tra prosperità e fallimento.
Non c’è spazio per manovre speculative sfrenate come in altri 18xx. Qui il mercato azionario è contenuto, quasi secondario. L’attenzione va alla logistica: costruire linee efficienti, anticipare l’elettrificazione, sfruttare le due fusioni possibili — una presto con i binari verdi, l’altra più tardi con quelli marroni.
Vinci non accumulando ricchezza, ma guidando il sistema ferroviario verso un equilibrio tecnologico e operativo. È un gioco per chi ama la profondità strategica, dove ogni binario posato è una scelta storica, e ogni treno acquistato un passo avanti nell’evoluzione di un paese.
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