1830: Railways & Robber Barons è un gioco da tavolo che trasforma i giocatori in magnati ferroviari dell’America orientale, dove il denaro si fa e si perde tra azioni, rotte e manovre finanziarie. Non c’è fortuna qui: ogni mossa conta, ogni decisione ha un prezzo, e due partite identiche porteranno allo stesso esito.
La mappa è una griglia esagonale su cui si costruiscono linee ferroviarie con tessere di binari, collegando città per generare reddito. Ma il cuore del gioco non sono i treni: è il mercato azionario. I giocatori comprano e vendono quote delle compagnie ferroviarie, controllandole o abbandonandole al loro destino. Le società private, più agili e pericolose, aggiungono un livello di strategia spietata: chi le possiede può manipolare il mercato, sfruttare i concorrenti e accumulare vantaggi difficili da contrastare.
Il gioco si snoda in fasi alternate tra costruzione delle linee, asta delle azioni e operazioni finanziarie. Ogni turno è un equilibrio delicato: investire per crescere o vendere prima che il valore crolli? Tenersi una compagnia per controllarla o venderla al prezzo massimo? Il denaro in cassa non basta mai, e la pressione cresce man mano che le risorse si esauriscono.
La partita termina quando il fondo comune è vuoto o un giocatore dichiara bancarotta. Vince chi ha accumulato più ricchezza personale — tra azioni in portafoglio, contanti e quote nelle società ancora attive.
1830 non è solo un gioco di ferrovie: è un simulatore di potere economico, dove la precisione conta più della fortuna, e il miglior giocatore non è quello che costruisce le linee più lunghe, ma chi sa quando vendere, quando comprare e quando lasciare cadere una compagnia per salvare se stesso.
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