Nel gennaio del '68, le forze nordvietnamite e i guerriglieri del Fronte di Liberazione Nazionale colsero di sorpresa la città imperiale di Hue, occupandola completamente per quasi un mese. L’attacco faceva parte della grande offensiva del Tet: una speranza disperata che il popolo sudvietnamita si sollevasse contro il governo di Saigon. Ma l'insurrezione non arrivò mai. Al suo posto, la violenza si fece più feroce: massacri, combattimenti casa per casa, e un palazzo imperiale ridotto in macerie.
Il gioco ti mette nei panni dei comandanti di entrambi gli schieramenti. Tu decidi dove spingere i tuoi reparti, quando attaccare, come difendere le posizioni chiave. Le unità rappresentano plotoni di soldati, carri armati e batterie d’artiglieria; ogni turno copre due-tre giorni di battaglia reale. La mappa, dettagliata ma non ingombrante, ti costringe a pensare in termini di spazio ridotto: strade strette, edifici da conquistare, ponti da controllare. Ogni movimento ha un costo. Ogni ritirata può diventare una fuga.
L’obiettivo non è solo vincere combattimenti, ma raggiungere obiettivi strategici: mantenere il controllo di zone cruciali, distruggere le forze nemiche o resistere fino alla fine. Il gioco non glorifica la guerra, ma ne mostra l’essenza: confusa, disumana, piena di errori e sacrifici inutili.
Con una meccanica immediata basata sul movimento per aree e un sistema di combattimento diretto, A Bloody Business offre un'esperienza tattica coinvolgente senza bisogno di regole complesse. È un gioco per chi vuole capire cosa significò veramente prendere Hue — non come una vittoria militare, ma come una tragedia che cambiò il corso della guerra.
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