Nel settembre del 1862, l’esercito di Robert E. Lee attraversa il Potomac, sfidando l’Unione sul suo stesso terreno. È una mossa disperata: un’altra vittoria potrebbe cambiare il corso della guerra. George B. McClellan, riassegnato al comando dopo una serie di sconfitte, insegue i confederati fino a Antietam Creek, dove si prepara lo scontro più cruento della storia americana. In un solo giorno, oltre 23mila uomini cadono tra i campi di granturco e le siepi di pietra che costeggiano il fiume.
A Gleam of Bayonets riproduce con precisione chirurgica questo campo di battaglia: ogni esagono copre 120 metri, ogni punto forza rappresenta cinquanta soldati o un pezzo d’artiglieria. Ogni turno equivale a venti minuti di combattimento reale. Il gioco ti porta al livello del reggimento: i contatori raffigurano unità storiche, dai fucilieri alle batterie d’artiglieria, con le loro condizioni logore e i comandanti veri che guidano gli attacchi. Le linee di combattimento si muovono tra il Bloody Lane e i campi di grano, dove la polvere da sparo avvolge tutto in un velo di fumo e silenzio.
Il sistema è basato su una griglia esagonale e tiri di dado ponderati da tabelle di probabilità che riflettono le condizioni reali: terreno, morale, coordinazione. Le unità si logorano col tempo, i rifornimenti contano quanto il coraggio, e un attacco mal pianificato può sfaldarsi sotto il fuoco incrociato di sei batterie unite. I due grandi mappe coprono l’intera linea del fronte, mentre le 1600 pedine raccontano la storia di ogni singolo reparto.
Non è un gioco per principianti: richiede attenzione, pianificazione e pazienza. Ma chi lo affronta trova una ricostruzione fedele, senza drammatizzazioni, dove il valore sta nella verità dei dettagli. Qui non si vince con la fortuna, ma con la comprensione del caos. E quando i contatori finiscono e le truppe crollano in silenzio, capisci perché quel giorno restò scolpito nella memoria di un paese.
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