Africa Orientale ti trasporta nel teatro di guerra meno noto ma altrettanto cruciale della Seconda Guerra Mondiale: l’Horn d’Africa, tra il 1940 e il 1941. Qui, le forze italiane dell’Africa Orientale Italiana cercano di espandere il loro dominio contro i britannici e i coloniali alleati, mentre la logistica, il clima e l’immensità del terreno diventano avversari più silenziosi dei cannoni.
Ogni turno copre mezzo mese, e ogni esagono rappresenta oltre cinquanta chilometri di deserto, montagne e savana. Le unità vanno dai battaglioni alle divisioni, con un’attenzione meticolosa ai dettagli storici: le colonie indigene in servizio, i convogli che attraversano il Golfo di Aden, gli attacchi aerei sui campi d’aviazione nascosti tra gli alberi. Il sistema è basato sulle meccaniche della serie Europa — un approccio solido e profondo per simulazioni militari — ma adattato con regole specifiche per la scarsità di rifornimenti, le malattie tropicali e l’inefficienza dei mezzi italiani.
Il gioco non è una corsa alla conquista territoriale: vince chi riesce a mantenere il controllo strategico più a lungo, spezzando i flussi logistici avversari o costringendo il nemico a disperdere le proprie forze. L’Italia parte con l’iniziativa, ma la sua posizione è isolata: niente rinforzi, pochi rifornimenti, e un’esigenza costante di difendere una rete di avamposti disseminati su migliaia di chilometri. Gli Alleati, invece, devono coordinare attacchi da Kenya, Sudan e Somaliland britannico per riprendere l’Etiopia prima che la stagione delle piogge renda ogni movimento impossibile.
La mappa è ampia, colorata e dettagliata; i pezzi sono 200, accuratamente stampati con simboli distintivi per le unità e le loro condizioni operative. Le regole, pur complesse, sono chiare e ben organizzate in un manuale di ventiquattro pagine che guida passo dopo passo attraverso i meccanismi di movimento, combattimento e logistica. Serve solo un dado a sei facce per risolvere gli scontri.
Africa Orientale non è un gioco veloce: richiede tempo, concentrazione e pazienza. Ma chi lo affronta trova una simulazione rara, dove la guerra non si combatte solo con le armi, ma con l’organizzazione, il clima e la capacità di resistere quando tutto sembra contro. È un gioco per chi vuole comprendere come un impero possa crollare non per una sconfitta in battaglia, ma perché nessuno gli ha mai portato le munizioni.
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