Arimaa è un gioco di strategia che sembra diretto ma nasconde una profondità rara. Su una scacchiera 8x8, due giocatori si sfidano con pezzi a forma di animali, ciascuno con un ruolo preciso e una gerarchia di forza: l’elefante domina il cammello, che supera il cavallo, e così via fino al minuscolo coniglio. Ma non è la forza bruta a decidere la partita — è la posizione, il controllo dello spazio e la pazienza.
La scacchiera ha quattro caselle trappola, dove un animale più debole viene catturato se spinto da uno più forte. Ogni turno puoi muovere fino a quattro passi: ogni pezzo si sposta in linea retta, in diagonale non va. Ma qui sta la sfida: i movimenti non sono liberi come negli scacchi. Devi pianificare ogni azione con cura, perché un solo passo mal calcolato può aprire una breccia nel tuo schieramento o regalare l’accesso alle trappole all’avversario.
Prima della partita, i giocatori piazzano liberamente i propri sedici pezzi sulle prime due o ultime due righe: l’oro inizia con la configurazione, poi il argento risponde. Non ci sono regole fisse per l’apertura — ogni partita nasce da un disegno diverso, e questo rende Arimaa imprevedibile fin dal primo movimento.
L’obiettivo è chiaro: far arrivare uno dei tuoi conigli all’ultima riga. Ma non basta spingerlo avanti. Devi proteggerlo dai tentativi dell’avversario di bloccarlo, intrappolarlo o eliminarlo. E mentre cerchi di portare il tuo coniglio alla vittoria, l’altro sta facendo lo stesso — e forse ha già costruito una rete di controllo che ti impedisce di muovere liberamente.
Arimaa è nato da un desiderio preciso: creare un gioco profondo quanto gli scacchi ma resistente all’analisi algoritmica. L’inventore, Omar Syed, voleva qualcosa che suo figlio di quattro anni potesse capire, ma che le macchine non riuscissero a dominare con la sola forza bruta. E ci è riuscito: il gioco usa una griglia familiare e regole intuitive, ma la complessità emergente lo rende un laboratorio vivente per la strategia umana.
Non c’è mai una partita uguale a quella precedente. Ogni mossa apre nuove possibilità, ogni configurazione iniziale cambia il volto della battaglia. E sebbene i pezzi siano pochi e le mosse semplici, la mente che li guida deve essere agile, paziente e visionaria. Arimaa non ti chiede di memorizzare aperture: ti chiede di pensare.
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