Bedlam

(1987)
8.0/10 (1 voti)

Bedlam non è un gioco da tavolo come gli altri: è un’esplorazione fisica dell’improvvisazione, del contatto e dello spirito giocoso. Nato nel 1987, si ispira a Twister ma lo trasforma in qualcosa di più audace, più intimo, più sorprendentemente umano.

Due giocatori si sdraiano su un grande lenzuolo colorato, pronti a muoversi seguendo le indicazioni di una freccia rotante. Ogni turno, chi gira la ruota decide dove posizionare il proprio corpo: mani e piedi devono toccare i colori segnati — rosso, blu, verde o giallo — ma ginocchia ed elbowi possono appoggiarsi ovunque. Quando la freccia punta su “Anything Goes”, tutto è permesso: puoi contorcere il tuo corpo in posizioni assurde, avvolgerti intorno al compagno, piegarti come un origami umano — purché l’altro rimanga fermo. Se invece esce “Your Request”, hai carta bianca per sistemare l’altra persona dove vuoi: senza che lei possa muoversi.

L’obiettivo non è vincere, ma arrivare a una posizione talmente compromessa da far ridere, arrossire o sospirare. Non c’è punteggio né vincitore: la vittoria sta nell’istante in cui il gioco si trasforma spontaneamente in qualcosa di più autentico — un gesto condiviso, una risata rotta dallo sforzo, un silenzio carico di complicità.

Il lenzuolo diventa scena, il corpo strumento, la ruota il catalizzatore dell’imprevisto. Un po’ teatro, un po’ danza, un po’ follia. Serve solo coraggio, un po’ di luce soffusa e magari una bottiglia di vino. Non si gioca per vincere: si gioca perché è bello essere insieme, in modo strano, senza regole fisse — solo il contatto, la libertà e il riso che nasce dal caos.

  • Giocatori: 2
  • Età Minima: 18+
  • Complessità: (4.00)
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