Non si tratta di una vittoria strategica possibile: la guerra è ormai perduta, ma Hitler ordina di non arrendersi. Le forze dell’IX Corpo SS e del I Corpo Ungherese sono intrappolate nella città, mentre due intere armate sovietiche stringono il cerchio con artiglieria pesante e una pressione implacabile. Il 1° gennaio, le panzer della IV SS e la III Panzerkorps sferrano un attacco improvviso da ovest: l’obiettivo non è salvare i circondati, ma riconquistare Budapest intera, anche se chi comanda sul campo sa bene che il compito è quasi impossibile.
Il gioco simula questa operazione a livello operativo, con turni di un giorno e esagoni da due miglia ciascuno, dove unità da battaglione a brigata si muovono tra terreni accidentati, fiumi ghiacciati e villaggi ridotti in macerie. Ogni mossa conta: la neve, i ponti distrutti, le linee di rifornimento sottili come fili d’erba — tutto influisce sul ritmo dell’avanzata. I giocatori controllano sia l’offensiva tedesca che la difesa sovietica, con un sistema basato su lanci di dado e una mappa dettagliata che riproduce fedelmente il terreno reale intorno alla città. Le unità sono rappresentate da 456 contrassegni stampati su entrambi i lati, ciascuno con le proprie capacità, livelli di combattimento e condizioni logistico-operative.
L’obiettivo non è semplice: per i tedeschi, bisogna spingersi fino a poche miglia dalla città entro il 31 gennaio, creando un corridoio sufficiente da permettere una possibile rottura dell’accerchiamento. Per i sovietici, basta resistere: ogni giorno che passa avvicina la caduta di Budapest e l’inevitabile sconfitta tedesca. Ma il gioco non si limita alla storia ufficiale: puoi esplorare varianti storiche reali — unità aggiuntive mai impiegate, decisioni alternative dei comandanti, ritardi o anticipazioni nell’arrivo di rinforzi.
Ciò che rende Bitter End affascinante è la sua ambiguità morale e tattica: un attacco destinato a fallire, ma condotto con una determinazione quasi tragica. I giocatori devono bilanciare l’urgenza del comando centrale con le realtà sul terreno — dove ogni carri armato perso non può essere sostituito, e ogni soldato caduto è un pezzo di storia che non tornerà indietro. Il gioco dura tra quattro e venti ore a seconda delle scelte fatte, ma ogni partita diventa una narrazione personale: cosa avresti fatto tu, se fossi stato al posto del generale? E se il tentativo fosse riuscito anche solo per qualche giorno? La risposta non è mai certa. Solo la mappa, i dadi e le tue decisioni lo decidono.
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