Blue Moon City è un gioco dove i giocatori diventano architetti di un mondo magico, riportando alla luce una città distrutta dai droni e dalle tempeste. Il tabellone, disegnato da artisti come Franz Vohwinkel, si compone di 21 grandi tessere: all’inizio sono tutte coperte dai piani originali degli edifici, ma man mano che li ricostruisci, le rivolti e scopri i loro splendori passati. Non stai solo giocando a muovere pedine — stai risvegliando un luogo leggendario.
Ogni turno scegli una carta dalla tua mano: sono razze magiche della città — elfi, nani, goblin, e altri — che offrono diverse abilità. Le usi per posizionare i tuoi lavoratori su tessere specifiche, contribuendo a completarne la costruzione. Più persone collaborano allo stesso edificio, più ricompense ottieni: cristalli e favori dei draghi, che puoi scambiare in momenti strategici per guadagnare punti vittoria. I droni, grandi figure di plastica, non sono solo decorativi: guidano il flusso delle azioni e influenzano chi riesce a completare i progetti più rapidamente.
L’obiettivo è accumulare un certo numero di segnalini sul Cristallo dell’Obelisco al centro della città. Il conteggio varia in base ai giocatori: sei per due, cinque per tre, quattro per quattro. Ogni volta che completi un edificio e lo rivolti, puoi mettere uno dei tuoi segnalini sull’obelisco — ma solo se hai i cristalli necessari per pagare il prezzo della ricostruzione. I cristalli non sono infiniti: devi gestirli con attenzione, decidendo quando usarli per avanzare e quando tenerli da parte.
Il tabellone cambia partita dopo partita grazie alla disposizione casuale delle tessere, e le espansioni aggiungono nuovi edifici e varianti. Le regole originali hanno subito piccoli aggiustamenti nel tempo — come il numero di scaglie dei draghi da raccogliere — ma l’essenza rimane: un gioco equilibrato, veloce, dove la gestione delle risorse incontra la competizione silenziosa per i migliori luoghi. Non è un conflitto aperto, ma una danza di scelte, in cui chi capisce quando fermarsi e quando spingere vince. Perfetto per due o quattro giocatori che vogliono qualcosa di più di un semplice gioco da tavolo: un racconto costruito insieme, pezzo dopo pezzo.
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