Broker è un gioco di borsa che ti trasforma in un trader astuto, chiamato a muoversi tra rialzi e crolli del mercato per accumulare più ricchezza possibile. Nel 1961 uscì come una rarità silenziosa, ma con il tempo si è guadagnato la reputazione di piccolo capolavoro nascosto tra i giochi economici degli anni Sessanta.
Ogni giocatore inizia con un po’ di denaro e alcune azioni. Durante il turno, puoi comprare o vendere titoli, ma l’anima del gioco sta nelle carte Azione di Mercato: queste ti permettono di spostare i prezzi a tuo vantaggio, creando panico tra gli avversari o sfruttando momenti di euforia. Le carte non sono solo strumenti per guadagnare — possono anche mandare in tilt il mercato se usate male, trasformando un portafoglio solido in una montagna di carta senza valore.
La partita prosegue fino a quando l’ultima carta viene giocata. Vince chi ha la combinazione migliore tra contanti e azioni rimaste: non basta essere ricchi, bisogna essere liquidi. E attenzione: se tutte le tue azioni crollano contemporaneamente, sei fuori prima ancora della fine — un colpo di scena che rende ogni mossa carica di tensione.
Il gioco è nato con una scatola semplice e sobria, ma nel tempo ha visto diverse edizioni. Quella tedesca degli anni Settanta aggiunse carte “Rischio”, eventi imprevedibili che colpiscono il mercato all’improvviso: un tocco di caos che rende le partite ancora più dinamiche, seppure non per tutti i gusti. Le edizioni successive hanno migliorato l’estetica e la maneggevolezza dei componenti, ma la meccanica rimane intatta: una danza sottile tra calcolo, psicologia e fortuna.
Broker non è un gioco da tavolo che urla la sua grandezza. Lo fa con silenzio, con l’astuzia di chi sa aspettare il momento giusto per agire — e sa quando ritirarsi prima che tutto crolli.
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