Bullets & Ballots è un gioco da tavolo che trasforma una classe in un laboratorio vivente di politica e conflitto, dove ogni partecipante diventa parte di una storia reale: quella della Central America negli anni Ottanta. Con 20-40 giocatori suddivisi in cinque fazioni — il governo guatemalteco, l’esercito e la classe ricca, i ribelli, i contadini e i lavoratori, e il governo degli Stati Uniti — si entra in un mondo dove le decisioni hanno conseguenze concrete.
Ogni partita è divisa in quattro fasi di 15 minuti ciascuna: prima, ogni gruppo discute la propria strategia in privato; poi, per tre “mesi”, i team negoziano, si confrontano e cercano di guadagnare consenso o potere. Si può parlare, convincere, minacciare — oppure agire con la forza: l’esercito può colpire, silenziare oppositori, prendere il controllo; i ribelli possono lanciare offensive. Alla fine, chi è al potere decide se indire un’elezione. I contadini e i lavoratori hanno due voti, gli altri uno; i ribelli possono partecipare solo se si uniscono ai contadini.
Non c’è un vincitore in senso tradizionale: il gioco non punta a chi conquista più potere, ma a chi capisce quanto siano complesse le scelte politiche in una regione segnata da disuguaglianza, interferenze esterne e violenza. È un’esperienza immersiva che fa toccare con mano la tensione tra democrazia e repressione, tra giustizia sociale e interessi geopolitici.
Progettato per l’aula, ma adatto a chi vuole capire cosa significa davvero governare in mezzo al caos, Bullets & Ballots non è solo un gioco: è un dialogo che continua anche dopo la fine della partita.
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