Immagina di essere un cacciatore del Neolitico, con una pietra in mano e lo sguardo fisso su un paesaggio da costruire pezzo dopo pezzo. Carcassonne: Hunters and Gatherers ti porta nell’era della pietra, dove non si edificano città ma si esplorano foreste, fiumi e praterie per raccogliere cibo e punti.
Ogni turno scegli una tessera dal mazzo e la posizioni sul tavolo, allungando il mondo intorno a te. Poi, con un tuo seguace – cacciatore, raccoglitore o pescatore – cerchi di occupare le aree più ricche: i cacciatori nelle praterie inseguono animali come cervi, aurocchi e mammut; i raccoglitori si nascondono tra gli alberi delle foreste; i pescatori si appostano lungo i fiumi, dove ogni tratto contribuisce ai punti insieme ai laghi che lo alimentano. E se trovi un’antica menhir, puoi aggiungere una tessera bonus: un piccolo regalo del passato.
Le praterie non danno semplicemente punti per la dimensione: ogni animale vale qualcosa – il cervo 1 punto, l’auroccho 2, il mammut 3 – ma attenzione: le tigri annullano gli altri animali, trasformando un bottino in una delusione. I fiumi si allungano con le tessere e portano punti per ogni segmento più i pesci nei laghi collegati; se costruisci una capanna lungo l’acqua, al termine della partita guadagnerai un punto per ogni pesce in tutta la rete idrica che ti è connessa. E ora, grazie alla versione 2020, hai tre capanne invece di due: più strategia, più opportunità.
Il gioco mantiene il cuore di Carcassonne – posare tessere, controllare territori, rubare spazi agli avversari – ma lo trasforma in un viaggio silenzioso e profondo tra boschi e acque. Non serve una mente da stratega: basta un po’ di attenzione, un pizzico di fortuna con le tessere e il piacere di costruire insieme a qualcuno un mondo che non esiste più… ma che potrebbe essere stato reale. Chi avrà raccolto più cibo alla fine vince: non per la grandezza dei suoi possedimenti, ma per l’equilibrio tra fame e abilità.
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