Chandal Mandal

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Chandal Mandal è un gioco da tavolo che sembra uscito da una fiaba imperiale: 16 giocatori intorno a un cerchio di parallelogrammi colorati, pedine che corrono in senso antiorario, dadi che decidono il destino e regole così complesse da far pensare a un rito più che a un passatempo. Nato nel XVI secolo sotto l’imperatore Akbar, sovrano del Mughal, questo gioco non è semplicemente una variante di Chaupar — la versione indiana di Ludo — ma il suo erede più sfaccettato e teatrale, concepito per riunire corte, servitori e nobili in un’unica danza strategica.

Il tabellone è un cerchio diviso in 16 settori, ognuno dei quali contiene 24 caselle disposte su tre file di otto. Ogni giocatore controlla quattro pedine, che partono dai propri angoli e devono compiere un intero giro attorno al centro per tornare alla propria casa finale. I dadi non sono normali: hanno solo quattro facce, contrassegnate da 1, 2, 10 e 12, e il loro lancio determina non solo quanti passi fare ma anche chi muove. Non è raro che un giocatore, dopo aver tirato i dadi, veda muovere le pedine di altri: l’opposto si sposta con la faccia inferiore del dado, quelli a destra e sinistra con quelle laterali. A volte tutti insieme, a volte solo alcuni, in una coreografia caotica che trasforma ogni turno in un momento collettivo.

Le regole non sono fisse: Akbar ne ha inventate almeno dodici varianti, ognuna più elaborata della precedente. In alcune versioni, le pedine possono catturare quelle avversarie e mandarle indietro; in altre, nessuno può eliminare nessuno, ma devono semplicemente scivolare oltre. Ci sono regole dove bisogna muovere due pedine per ogni lancio, o tre insieme, o addirittura quattro. Alcune varianti prevedono che i giocatori si muovano in direzioni opposte: alcuni in senso antiorario, altri in senso orario, creando incroci e scontri imprevedibili. In un’altra versione ancora, ogni giocatore ha tre lanci a turno: nel primo muove due sue pedine, nel secondo una sua e una del vicino alla destra, nel terzo una sua e una di chi è alla sinistra — senza poterle catturare, ma con il privilegio di farle avanzare come se fossero sue.

La vittoria non è un semplice arrivo al traguardo. Il primo giocatore che completa il giro vince una posta concordata da tutti gli altri 15. Ogni altro arrivato riceve la stessa somma dai rimanenti, e chi resta ultimo perde di più: l’ultimo a completare il cerchio è quello che paga di più. È un sistema che trasforma ogni partita in una corsa contro il tempo, ma anche in un gioco sociale dove le alleanze nascono e si spezzano con ogni lancio.

Ciò che rende Chandal Mandal affascinante non è solo la sua complessità, ma l’idea dietro di esso: un imperatore che voleva un gioco capace di riflettere l’ordine cosmico, dove ognuno ha un ruolo, una posizione e un destino connesso agli altri. Non c’è isolamento qui: anche quando sei tu a lanciare i dadi, gli altri partecipano. Il gioco non è solo competizione, ma connessione. E forse per questo fu amato da Akbar, che cercava di unire religioni e culture diverse sotto lo stesso cielo.

Le regole sono state tramandate grazie a Abu’l Fazl, il suo storico fedele, che le ha descritte con precisione maniacale nell’Akbarnāma. Non si sa se i tabelloni fossero veramente grandi come stanze e se schiave vestite di colori vivaci corressero al posto delle pedine — ma l’immagine è troppo potente per non essere immaginata.

Chandal Mandal non è un gioco da giocare in fretta. È un rituale, una danza tra dadi e pedine che richiede attenzione, memoria e pazienza. Non serve vincere: basta partecipare. E se la tua pedina arriva per ultima? Allora non sei sconfitto. Sei semplicemente l’ultimo a lasciare il cerchio — e forse, quello che ha vissuto di più.

  • Giocatori: 2-16
  • Durata: 60 min

Meccaniche: Tira e Muovi

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