È la storia della dinastia Maurya, dai primi colpi di Chandragupta contro i Nanda fino alla sanguinosa conquista del Kalinga da parte del nipote Ashoka: un’ascesa rapida che costruì il più vasto impero dell’antica India, un dominio che non avrebbe più visto rivali per oltre mille settecento anni.
Il gioco riproduce con precisione la struttura militare indiana di quegli anni: quattro classi distinte, ognuna con ruoli, debolezze e dinamiche proprie. Gli elefanti da guerra, imponenti e spaventosi, dominano il campo ma sono lenti e difficili da controllare; i carri a quattro o otto ruote, pesanti e costosi, possono spezzare linee di fanteria ma restano vulnerabili ai terreni accidentati. La fanteria leggera non è un semplice esercito di cannoni: spesso forma linee compatte con elefanti o carri per aumentarne l’efficacia, e può resistere se ben guidata. I cavalieri, più mobili e versatili, rappresentano la forza emergente, capace di manovre rapide e attacchi laterali che sconvolgono i piani tradizionali.
Ma ciò che rende Chandragupta unico non sono solo le unità: è il sistema di comando. I soldati professionisti, i Maulas, e i mercenari seguono una gerarchia rigida, pronti ad obbedire agli ordini. Ma gli alleati tribali e le milizie delle corporazioni commerciali agiscono in modo autonomo: guidati da capi indipendenti, possono rifiutare di attaccare, disertare o addirittura passare al nemico se il morale crolla o se i loro interessi vengono minacciati. La lealtà non è garantita — devi guadagnarla con risorse, prestigio e intelligenza strategica.
Ogni battaglia ha obiettivi diversi: a Pataliputra, Chanakya sfida i Nanda con un esercito di mercenari; a Takshashila, una città fortificata diventa teatro di scontri urbani e assedi notturni; nel Gandhara, Seleuco cerca di riconquistare territori persi lungo l’Indo. A Kalinga, Ashoka scatena la più grande battaglia della storia ma si trova di fronte a una resistenza così feroce che il prezzo della vittoria lo cambierà per sempre. Non basta vincere: devi gestire le conseguenze politiche e morali delle tue azioni, come l’ostilità tra corporazioni o la ribellione dei tribù sconfitte.
Il gioco si svolge su una griglia esagonale, con lanci di dadi che determinano i risultati degli attacchi, le rotture di formazione e il comportamento delle unità instabili. Le regole integrano elementi come la guerra “giusta” (Dharmayuddha), l’uso combinato di carri e fanteria, o la capacità degli elefanti di sfondare recinzioni e porte — se non impazziscono prima per il caos del combattimento.
Chandragupta non è un gioco veloce. Richiede tempo, attenzione e una comprensione profonda delle dinamiche tra le forze in campo. Ma proprio questa complessità lo rende coinvolgente: ogni mossa ha peso, ogni decisione ha conseguenze. Non si tratta solo di schiacciare il nemico con la superiorità numerica — devi capire chi ti seguirà, chi tradirà e quando. È un gioco che non parla di semplici battaglie: racconta come nascono gli imperi, e cosa li distrugge.
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