Charades è quel gioco che ti fa ridere fino a farti venire i crampi: uno si mette in scena senza parlare, e gli altri devono indovinare cosa sta cercando di comunicare. Nato nei salotti francesi del XVI secolo, è diventato un classico per le serate tra amici, perfetto anche con tanta gente o solo in due.
Ogni turno, un giocatore sceglie una parola o una frase — potrebbe essere un film, un libro, un personaggio famoso o persino un modo di dire — e la rappresenta solo con gesti. Niente vocali, niente suoni: devi mimare tutto. C’è chi fa le corna per indicare “rock”, chi finge di guidare una macchina per “auto” o chi si mette a nuotare disperatamente perché deve far capire “delfino”. Alcuni segnali sono diventati convenzioni: un dito al tempio significa “è un titolo”, due mani formano il numero, e così via. Puoi usare liste preimpostate o inventarle tu, l’importante è che sia divertente.
L’obiettivo? Indovinare prima degli altri. Chi ci riesce vince il turno, ma la vera vittoria è la risata collettiva quando finalmente qualcuno grida “La Sirenetta!” dopo cinque minuti di tentativi disperati tra pesci, coralli e canti sott’acqua. Il gioco ti mette alla prova: da un lato chi agisce, che deve trasformarsi in una scimmia impazzita per far capire “Tarzan”, dall’altro la squadra che cerca di collegare ogni gesto a qualcosa di sensato — e che spesso sbaglia tutto fino all’ultimo istante.
Non serve preparazione. Non serve un tavolo. Basta un po’ di coraggio, un sacco di immaginazione e tanta voglia di ridere. È il gioco perfetto per spezzare il ghiaccio, riempire una serata o trasformare un caffè tra amici in un momento indimenticabile — anche se l’unica cosa che ricorderai sarà la faccia del tuo amico che ha cercato di mimare “pizza” fingendo di essere un forno a legna.
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