Nel dicembre 1941, mentre Pearl Harbor bruciava, un piccolo gruppo di piloti americani volava ancora sopra la Birmania, lontano dai riflettori e senza il sostegno del proprio esercito. Erano i Volontari della Cina, noti come Flying Tigers: mercenari malpagati, equipaggiati con aerei obsoleti ma manovrabili, guidati da un ufficiale scomodo, Claire Chennault, cacciato dall’Aeronautica americana per le sue idee sul combattimento aereo. In poche settimane, diventarono l’unica luce in un periodo di disfatta totale.
Chennault’s First Fight ti porta proprio in quei mesi cruciali, tra metà dicembre 1941 e la caduta di Rangoon a marzo 1942. Non è un gioco su grandi battaglie navali o sbarchi massicci: qui si combatte sui cieli e lungo le strade polverose del sud-est asiatico, tra l’India e l’Indocina francese. I tuoi aerei non sono singoli caccia, ma gruppi di sei o otto velivoli — P-40, Hurricane, Buffalo — che si scontrano con i mitici Zero giapponesi e i bombardieri Sally e Ann. Le unità terrestri sono reggimenti e brigate, spesso in ritirata, chiamati a difendere posizioni strategiche o a rallentare l’avanzata nemica.
Il gioco si muove con un sistema di turni dinamico che costringe entrambi i giocatori a reagire costantemente. L’aria è il cuore del conflitto: puoi scegliere tra una risoluzione semplificata, dove gli scontri avvengono su una mappa ridotta con tre fasi di combattimento, o l’opzione avanzata, che riproduce in modo dettagliato le manovre aeree su una griglia esagonale, ispirata ai classici giochi di guerra americani. Ogni decollo, ogni pattuglia, ogni attacco richiede decisioni: rischiare un attacco contro il nemico più forte per proteggere Rangoon? Mandare in avanscoperta i ricognitori Dinah, veloci e altissimi, per scoprire le rotte dei bombardieri? O forse tenersi pronti, sapendo che la flotta di portaerei giapponese potrebbe arrivare da un momento all’altro?
Il giocatore giapponese deve agire con rapidità e precisione. Non può permettersi di sprecare risorse su una guerra secondaria: ogni aereo perso, ogni nave affondata in più è un colpo al piano strategico imperiale. Deve mantenere la pressione, ma senza farsi trascinare in battaglie lunghe e costose. Il giocatore alleato, invece, ha ben poco da offrire: pochi aerei, poche unità terrestri, una logistica precaria. La sua vittoria non sta nel vincere ogni scontro, ma nell’essere più astuto — sfruttare gli errori nemici, attaccare quando il nemico è vulnerabile, ritirarsi prima che sia troppo tardi.
Le regole aggiungono profondità con meccanismi come l’introduzione di assi piloti, gli sbarchi anfibi lungo la costa birmana, le condizioni meteorologiche che limitano i voli e persino il rischio dell’interferenza della Kido Butai. Le ricompense non sono grandi conquiste territoriali: qui si vince con l’efficacia delle azioni, con la capacità di resistere più a lungo del previsto, con il numero di missioni completate e di nemici abbattuti prima che Rangoon cada.
Chennault’s First Fight non è un gioco da tavolo per tutti. Richiede tempo — circa cinque ore — e una certa pazienza per padroneggiare le sue regole, ma offre un’esperienza rara: quella di guidare un gruppo di fuorilegge dell’aeronautica che, contro ogni previsione, hanno cambiato il corso della guerra. Non è glorificazione, non è epopea: è una storia di determinazione, ingegno e sopravvivenza in un mondo che sembrava già perduto. E tu sei l’unico a poterla scrivere ancora una volta.
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