Combat Commander: Pacific

(2008)
8.1/10 (1,816 voti)

Non è solo un wargame: è una simulazione tattica che riproduce il ritmo incerto della guerra a livello di squadra, tra balzi da copertura, attacchi kamikaze e la tensione di non sapere cosa nasconda la prossima palma.

Il gioco si muove con un sistema basato su carte: ogni turno, i giocatori pescano una mano di “Fate Cards” che determinano quanti ordini possono dare ai propri reparti. Ogni azione — avanzare, sparare, lanciare una granata — richiede una carta e si esegue in tempo reale, senza turni fissi. Puoi attaccare mentre l’avversario sta muovendo, ma solo se hai la carta giusta e la linea di vista libera. Le unità sono squadre da 4 a 13 uomini, rappresentate da contrassegni dettagliati: i fucilieri, le mitragliatrici BAR e Thompson, i mortai che devono essere osservati per colpire nel giusto punto, i cecchini nascosti sugli alberi. Le truppe giapponesi possono sferrare attacchi Banzai con una furia disperata, mentre gli americani si sforzano di sbarchiare su spiagge infestate da bunker e fortificazioni. I fiumi diventano barriere mortali, le caverne nascondono soldati pronti a colpire alle spalle, e i reparti di ricognizione devono esplorare con cautela prima che il resto della forza si muova.

La mappa è composta da esagoni da circa trenta metri ciascuno: ogni turno completo rappresenta pochi minuti di combattimento reale, e ogni azione deve essere calcolata con precisione. La visibilità conta più della forza numerica: un soldato nascosto dietro una roccia può fermare un’intera avanzata. Gli aerei compaiono in modo sporadico, come eventi imprevedibili che cambiano il corso dello scontro — ma non sono armi da usare liberamente: devono essere richiamati e coordinati con attenzione.

L’obiettivo varia da scenario a scenario. Potresti dover catturare tre obiettivi strategici, eliminare un intero reparto nemico o far fuggire i tuoi uomini oltre il bordo della mappa prima che la marea cambi. La vittoria non si misura solo in distruzioni: è una questione di posizione, tempismo e capacità di adattarsi al caos. Le carte degli eventi introducono imprevisti: un’esplosione improvvisa, una tempesta che oscura la visuale, un rifornimento ritardato. Niente è garantito.

Combat Commander: Pacific non richiede possedere altri giochi della serie — è completo in sé stesso — ma chi ha già giocato a Combat Commander: Europe troverà familiari le meccaniche di base, arricchite da regole specifiche per il teatro del Pacifico. Le dodici mappe riproducono ambienti unici: paludi, foreste tropicali, piste di atterraggio abbandonate, villaggi di paglia e coste battute dal vento. Ogni scenario è pensato per esplorare una diversa dinamica tattica, e il generatore casuale permette infinite combinazioni di forze, terreno e obiettivi.

Il manuale è chiaro, ma non semplice: questo gioco richiede attenzione. Le regole sono più complesse di quelle del fratello europeo, perché la guerra nel Pacifico era diversa — meno lineare, più imprevedibile, più cruenta. I contrassegni sono numerosi (oltre 600), le carte oltre 200, e ogni dettaglio ha un significato: una mitragliatrice non è solo un token, è il punto di riferimento attorno al quale si muove l’intera squadra.

Non è un gioco per tutti. Ma per chi ama la guerra come esperienza tattica, dove ogni metro guadagnato costa sangue e decisioni, Combat Commander: Pacific offre una profondità rarefatta — realistica senza essere pedante, caotica ma mai ingovernabile. È il ritmo lento della battaglia, reso con precisione da un sistema che ti costringe a pensare, ad aspettare, e a sfruttare ogni istante di vantaggio prima che la prossima carta cambi tutto.

  • Giocatori: 2
  • Durata: 180 min
  • Età Minima: 12+
  • Complessità: (3.25)

Artisti: Chad Jensen, Lee Brimmicombe-Wood, Leland Myrick, Mark Simonitch, Rodger B. MacGowan

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