C’è un gioco che sembra una festa tra amici ma nasconde un intrigo da film poliziesco: Cop & Killer. Non è un gioco di carte né di dadi banali — è un ballo mascherato dove ognuno ha un ruolo segreto, e l’unica cosa certa è che qualcuno dovrà morire.
All’inizio della partita, ogni giocatore riceve una tessera nascosta: potrebbe essere il Poliziotto, il Killer, la Vittima o semplicemente un Bystander — un passante che non sa bene da che parte stare. Le tessere sono di forme diverse, così puoi tenerle in mano sotto al tavolo senza guardare, e scambiarle con altri giocatori prima della partita: uno sguardo furtivo, una stretta di mano, e il gioco è già cominciato. Chi ha la tessera del Killer non sa chi sia la Vittima. Il Poliziotto non sa dove si nasconde l’assassino. E i Bystander? Loro sono quelli che cercano di capire cosa sta succedendo, prima di decidere da che parte schierarsi.
Il cuore del gioco è un proiettile di plastica che gira intorno a una plancia doppia: da una parte c’è l’ufficio della polizia, dall’altra la scena del crimine. Ogni turno, i giocatori lanciano due dadi — uno rosso e uno blu — e decidono quale usare per muovere il proiettile in senso orario. Ma non tutti possono muoversi allo stesso modo. Il Poliziotto usa solo il dado blu, ma può scegliere di avanzare meno dei punti indicati: vuole fare una pausa caffè? O forse controllare un’altra pista prima di agire? Il Killer invece deve usare sempre il dado rosso e muovere esattamente i punti richiesti, ma può andare avanti o indietro — cerca di ingannare, di confondere. La Vittima ha più libertà: può scegliere uno dei due dadi oppure sommarli per decidere quanto avanzare.
Ogni spazio sulla plancia è colorato: blu per aiutare il Poliziotto, rosso per favorire il Killer. Quando atterri su una casella, prendi una moneta del colore corrispondente — un piccolo premio per chi sta contribuendo al successo di uno dei due lati. Ma attenzione: se sei il Poliziotto o il Killer e la tua identità viene rivelata, devi lasciare tutte le tue monete. Adesso non stai più cercando di ingannare gli altri — stai combattendo per conto tuo.
Ci sono spazi che ti obbligano a parlare. Uno blu ti permette di chiedere a un giocatore una domanda diretta: “Sei il Killer?”. Lui deve rispondere con un semplice sì o no, e se mente nella prossima mossa lo scoprirai. Un altro spazio blu ti consente di forzare qualcuno a rivelare la sua identità — un colpo da maestro per smascherare il nemico. Ma c’è anche uno spazio rosso che ti costringe a confessare: devi mostrare la tua tessera, e tutti sanno chi sei. E poi c’è “Vittima in vista”, dove la Vittima è costretta a scoprirsi — un momento di tensione che può cambiare tutto.
La plancia si gira quando qualcuno atterra su una casella speciale: quella con la chiave dell’ufficio o quella con la chiave della macchina. Girarla cambia l’atmosfera del gioco. Da un lato, ci sono più azioni utili al Poliziotto; dall’altro, il Killer ha più opportunità per muoversi in libertà e corrompere i Bystander. È come se il crimine si spostasse da una stanza all’altra, e tu devi adattarti alla nuova mappa del potere.
La partita non finisce mai con un semplice “ho vinto”. Ogni round termina quando qualcuno decide di agire: o il Poliziotto cerca di arrestare il Killer, oppure il Killer tenta di uccidere la Vittima. Per l’arresto, entrambi devono essere rivelati; per l’assassinio, devono esserlo il Killer e la Vittima. A quel punto si lanciano due dadi: chi agisce (il Poliziotto o il Killer) deve ottenere un risultato più alto di quello dell’altro dado. Se ci riesce, prende una pistola a dardi — sì, proprio una pistola da salotto, robusta e ben fatta — e tira contro un bersaglio posizionato a distanza variabile. Un colpo centrato? La partita finisce qui: il tiratore e i due Bystander che hanno raccolto più monete del suo colore vincono un punto vittoria.
Ma se manca il bersaglio, la partita continua. E così via, round dopo round. Ogni vincitore guadagna un punto; ogni Bystander che ha aiutato bene ottiene anch’egli un punto. Il gioco finisce quando uno dei due schieramenti — Poliziotto o Killer — raggiunge dieci punti totali. Chi ha più punti alla fine vince.
E qui sta il bello: non è mai chiaro chi stia vincendo. Un Bystander che sembra un alleato del Poliziotto potrebbe essere in realtà un complice del Killer, e viceversa. Le domande fanno emergere bugie, i silenzi nascondono piani. Qualcuno raccoglie monete blu per poi usarle per bloccare il Poliziotto? Forse è un traditore. E se uno si comporta troppo da “bravo cittadino”, forse sta cercando di sembrare innocente mentre prepara l’attacco.
Il gioco non ha bisogno di regole complesse per essere profondo. La sua magia sta nell’interazione, nel modo in cui le persone si guardano, sussurrano, mentono e cambiano idea. Non c’è un “giusto” o uno “sbagliato”. Ognuno cerca il proprio vantaggio, e spesso quello che sembra una mossa intelligente diventa la propria rovina.
C’è chi pensa che sia un gioco per bambini perché usa dadi e una pistola a dardi. Ma non è così. È un gioco per adulti che vogliono ridere, urlare, sospettarsi l’un l’altro — e magari scoprire che il loro migliore amico era il Killer tutto il tempo.
La plancia ha due facce, ma anche i giocatori ne hanno più di una. Il Poliziotto può essere un vigliacco che cerca solo le monete. La Vittima potrebbe fingere di essere innocente per far cadere tutti in trappola. E il Bystander? Lui è l’unico che può vincere senza mai aver avuto un ruolo chiaro.
I componenti sono semplici ma ben fatti: i dadi, le monete, la pistola a dardi — tutto sembra fatto per durare. Le tessere delle identità non hanno parole, solo forme e colori, così il gioco funziona in qualsiasi lingua. E anche se sei in quattro o fino a dieci giocatori, c’è sempre un modo per farlo funzionare.
Non è un gioco che ti lascia tranquillo. Ti fa sudare le mani quando lanci i dadi. Ti fa sorridere quando qualcuno dice “no” con troppa sicurezza. E ti fa pensare, dopo la partita: chi era davvero il Killer? E io… ero dalla parte giusta?
Cop & Killer non è un gioco da tavolo come gli altri. È una festa che diventa un’indagine, un’indagine che diventa uno spettacolo. Non serve essere esperti per giocare: basta saper guardare negli occhi chi ti sta davanti e chiedersi — con un sorriso — se stia mentendo.
E forse… proprio in quel momento, il gioco ha già vinto.
Nessun prezzo disponibile al momento. Cerca su:
Nessuna recensione ancora. Sii il primo!