Das Streuhandspiel

(1996)
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Nel cuore degli anni '90, mentre l’Europa si riassemblava dopo la caduta del Muro, un gioco silenzioso ma potente stava cambiando il volto della Germania orientale: le industrie state-owned venivano svendute, i lavoratori licenziati e i terreni inquinati trasformati in opportunità.
In *Das Streuhandspiel*, sei uno dei pochi a detenere il potere di decidere chi sopravvive e chi scompare. Non sei un eroe: sei un investitore che guarda solo al profitto, muovendoti tra licenze, asta, e manovre politiche. Ogni quattro turni, l’impatto delle tue azioni si fa sentire: fabbriche chiudono, sussidi vengono assegnati, il mercato si piega alle tue pressioni.
Lanci i dadi per tentare di appropriarti illegittimamente di un’azienda come se fossi l’ex proprietario; se fallisci, devi battere gli altri in un’asta spietata. Poi scegli: licenziare operai per tagliare costi, chiedere fondi per bonificare terreni devastati — o negoziare con gli avversari, scambiando minacce e favori. Le carte che raccolgi ti danno poteri temporanei: bloccare un’azione altrui, sfruttare una crisi, manipolare le regole del gioco.
La partita si snoda in sedici turni, ogni mossa calcolata, ogni decisione con conseguenze tangibili. Non vince chi ha più ideali: vince chi accumula più ricchezza al termine della partita.
È un gioco che non celebra la riunificazione, ma la smonta: mostra come il capitalismo possa trasformare una speranza collettiva in un’opportunità per pochi. Non è violento, ma è crudele nella sua realistica freddezza. E proprio per questo, ti rimane addosso dopo l’ultima mossa.
Un gioco da tavolo che non si dimentica perché non vuole essere divertente: vuole farti riflettere.

  • Giocatori: 4-6
  • Durata: 240 min
  • Età Minima: 16+
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