È l’ultimo giorno in cui i tedeschi hanno ancora il controllo dell’iniziativa strategica: dopo di questo, non ci sarà più nulla da fare. Il gioco ti chiede di guidare uno dei due schieramenti in una battaglia breve ma intensa, dove ogni metro guadagnato costa vite e ogni minuto conta.
Due giocatori si affrontano su una mappa a esagoni che rappresenta i 100 metri per lato: da un lato, il comandante tedesco deve far attraversare il fiume Marne ai suoi reparti frammentati e disorganizzati, spingendoli verso la valle del Surmelin per uscire dalla mappa. Dall’altro, il giocatore americano difende con poche truppe ma posizioni ben preparate: mitragliatrici nascoste tra gli alberi, postazioni di artiglieria leggera e piccoli plotoni di fanteria che hanno appena imparato cosa significa combattere in prima linea. Il primo turno copre le prime due ore dell’attacco, quando la luce è ancora tenue e i movimenti sono incerti. Ogni turno successivo rappresenta dai quindici ai quarantacinque minuti: il tempo si stringe man mano che il sole sale e gli scontri diventano più violenti.
Le unità tedesche non sono formazioni regolari, ma gruppi improvvisati di assaltatori, spesso mescolati tra loro dopo i bombardamenti aerei e l’artiglieria che ha devastato le zone di raccolta. Sono squadre, sezioni, talvolta quasi compagnie complete — organizzate sul campo, senza ordini chiari, con poche risorse ma tanta determinazione. Gli americani invece hanno unità più piccole e ben posizionate: ogni mitragliatrice è un punto di fuoco fermo, ogni plotone una barriera da difendere a tutti i costi.
Quando un’unità viene eliminata, non scompare semplicemente. La si gira al rovescio: il lato opposto mostra la rappresentazione cruda e silenziosa del corpo che rimane — un ricordo fisico di ciò che è accaduto in quell’esagono. Non influisce sulle regole, non ostacola i movimenti, ma trasforma la mappa in un cimitero silenzioso: ogni esagono con una figura girata racconta una storia finita. Puoi scegliere di ignorare questo dettaglio e rimuovere le unità come in un gioco tradizionale, ma chi lo fa perde qualcosa di importante: la memoria del costo umano.
Il gioco non è complesso, ma non è nemmeno superficiale. Le regole sono semplici, ma ogni decisione ha peso. Il tedesco deve bilanciare l’impulso offensivo con il rischio di disperdere le sue forze; l’americano deve decidere dove resistere e dove ritirarsi prima che sia troppo tardi. Non c’è vittoria gloriosa, solo un’esitazione: se i tedeschi riescono a far uscire abbastanza unità dalla valle, hanno vinto. Se non ci riescono, la loro offensiva si spegne come una candela nel vento.
È un gioco che parla di tempo che scade, di ordini confusi e di uomini che avanzano anche quando sanno che il mondo sta cambiando. Non è epico: è umano. E per questo, forse, ricorda qualcosa che non dovremmo dimenticare.
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