Nelle notti di Kyoto, tra i giardini illuminati dalla luna e i sussurri delle cortigiane, si intrecciavano poesie più affascinanti di qualsiasi segreto. Era l’epoca Heian, quando un semplice verso poteva conquistare un cuore o rovinare una reputazione. In Genji, tu sei uno dei nobili che lascia il palazzo al calar del sole per corteggiare le dame della corte con versi di Tanka: cinque linee, poche sillabe, ma l’intera anima racchiusa in quelle parole.
Ogni giocatore interpreta un cortigiano ambizioso, che parte da una dama di sua scelta – la propria “casa” – e si muove lungo il cerchio delle dodici nobili presenti sul tavolo. Ognuna porta con sé un simbolo della stagione e uno dei tre temi alla moda: malinconia, natura o romanticismo. A inizio partita viene rivelato quale tema è di tendenza: sarà lui a dettare il tono delle poesie più apprezzate. Ogni turno puoi muovere da una a tre posizioni, poi scegli se studiare nuovi versi – scartando carte e pescandone altre – o avvicinarti a una dama per offrirle un componimento.
Le carte poesia sono divise in due parti: la prima metà contiene le prime tre linee del Tanka, la seconda le ultime due. Per comporre un verso completo, devi abbinarle correttamente. Se sei il primo a presentarti alla dama, puoi offrirle una o due carte per iniziare un componimento. Ma attenzione: se qualcun altro l’ha già corteggiata, hai due opzioni. Puoi completare la poesia con la parte mancante – e così crearne una perfetta – oppure sfidarla. Sfidare significa giocare un pezzo che sembra adatto ma in realtà lo scompone: il tuo versetto sovrapposto rivela l’imperfezione di quello precedente, e chi ha sbagliato perde la sua carta, mentre tu ne conservi una parte da usare più avanti. È un gioco di intelligenza e audacia: a volte è meglio distruggere il lavoro altrui che costruire il proprio.
La partita si snoda attraverso le quattro stagioni, ognuna con la propria atmosfera e i propri punti da conquistare. Al termine di ogni stagione, chi ha più poesie complete sulla tavola guadagna punti; chi ha composto il verso più bello secondo il tema in voga ne ottiene altri; e se hai osato corteggiare la casa di un avversario – senza essere mai stato respinto – ti viene riconosciuto un merito particolare. Alla fine, dopo quattro cicli, si contano i punti: non conta solo chi ha scritto le poesie più eleganti, ma anche chi ha saputo muoversi con astuzia tra le ombre della corte.
Genji non è un gioco di fortuna, né di grande complessità. È un equilibrio sottile tra gestione delle carte, lettura degli avversari e scelta del momento giusto per agire. Le meccaniche sono semplici, ma le dinamiche si intrecciano con eleganza: ogni mossa ha conseguenze, ogni sfida può trasformarsi in una trappola. Eppure, non c’è mai rabbia, solo un piacevole brivido di tensione. È come partecipare a un ballo mascherato dove le parole sono armi e i silenzi, più delle frasi, dicono tutto.
Per chi ama i giochi con atmosfera, stile e una buona dose di inganno elegante, Genji è un viaggio nel cuore della poesia giapponese – senza bisogno di conoscere il Tanka per apprezzarlo. Basta avere un pennello in mano, la luna sopra la testa, e il coraggio di dire qualcosa che valga la pena essere ricordato.
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