Hamertjesspel è un gioco da tavolo dinamico e caotico che risale al 1750, nato nei pub dei Paesi Bassi e del Belgio come passatempo tra amici, birra in mano e scommesse sullo sfondo. Non è un semplice gioco di abilità: è una battaglia rapida, fisica e rumorosa, dove quattro giocatori si fronteggiano attorno a una tavola quadrata di legno, ognuno con il proprio obiettivo da difendere e l’obbligo di mandare la pallina nell’area avversaria.
La tavola ha i bordi rialzati per evitare che la sfera di vetro o piombo cada fuori, e un leggero pendio verso il centro, dove viene lasciata cadere la pallina. Ogni giocatore tiene in mano un piccolo martelletto di legno — “hamer” in olandese — con cui colpisce la sfera per deviarla verso i goal degli altri, mentre cerca di proteggere il proprio. Ma non è così semplice: ogni obiettivo è diviso a metà da una striscia centrale e attraversato da un traversino, che impedisce di coprire entrambi i lati contemporaneamente. Devi scegliere: difendi la sinistra o la destra? Non puoi fare tutto.
Intorno alla tavola, chiodi esposti o piccoli ostacoli in legno deviano la sfera in modo imprevedibile, aggiungendo un tocco di caos controllato. Le versioni più antiche sono quadrate e costruite con quattro sezioni di legno a piramide; quelle tonde, chiamate “Karrewiel” o “ruota del carrello”, hanno una pendenza più morbida e talvolta permettono fino a sei giocatori. Alcune tavole, rare ma documentate, usavano due palline insieme per aumentare la confusione. Se giocavi in meno di quattro, si coprivano le aree vuote con semplici paratie di legno.
La vittoria non è misurata da punti, ma dalla resistenza: chi perde tre o quattro obiettivi prima degli altri deve pagare la prossima birra. Non c’è un punteggio ufficiale né un timer, solo il ritmo frenetico del gioco e lo sguardo attento di chi aspetta che qualcuno sbagli. È un gioco da taverna, pensato per essere giocato in piedi, tra risate e grida, con gli spettatori che puntano sul prossimo colpo.
Non è perfetto: ogni tavola è diversa perché costruita a mano da artigiani locali. Le dimensioni, i materiali, la pendenza — tutto cambia da una bottega all’altra. Eppure proprio questo lo rende speciale. Non c’è un manuale standardizzato, non esiste una versione ufficiale: ogni partita è unica, come il legno che la ospita.
Negli anni Novanta ne è stata fatta una versione elettronica chiamata Battle Dome, ma nulla ha sostituito l’emozione di colpire con un martelletto di legno, sentire la sfera rimbalzare tra i chiodi, e vedere il tuo avversario cercare disperatamente di bloccarla mentre tu sorridi. Hamertjesspel non è un gioco da collezione: è un’esperienza da vivere, ancora oggi, nei mercatini di paese o nelle serate tra amici che vogliono qualcosa di diverso dal solito. Un ritorno alle radici — semplice, rumoroso e irresistibile.
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