Havic: The Bothering è un gioco da tavolo che prende in giro le dinamiche dei giochi di carte collezionabili, ma lo fa con un umorismo stranamente. Non si tratta di maghi e draghi, ma di studenti universitari che lottano per la sopravvivenza mentale usando birra, sigarette e pezzi di mobilia maledetta. Ogni giocatore parte con 21 punti di sanità: ridurli a zero significa vincere.
Ognuno costruisce un mazzo da sessanta carte, mescolato bene prima della partita. A inizio giro, tutti pescano otto carte e si lancia un dado per decidere chi comincia. Il turno di gioco segue una sequenza semplice: prima si “schiaccia” una carta proprietà — come un bar o un negozio di tabacchi — che produce risorse: birra o sigarette, a seconda del tipo. Queste risorse sono la valuta con cui puoi attivare le tue carte: reclutare pezzi (peons), lanciare effetti o giocare oggetti.
Ogni carta ha un costo in risorse, visibile nell’angolo superiore destro. Per attivarla, devi “schiacciarla” — ovvero girarla di lato — per indicare che hai usato la sua capacità. I pezzi hanno due numeri nella parte bassa: il primo è il danno che infliggono, il secondo quanto danno possono subire prima di finire in ospedale. Quando un pezzo entra in gioco, è sempre “sballato”: non può attaccare quel turno, ma può bloccare gli attacchi nemici. Solo quando lo schiacci nuovamente al tuo prossimo turno diventa operativo e può sferrare l’attacco.
L’attacco si dichiara in una fase dedicata: scegli i pezzi che vuoi mandare all’assalto, li schiacci, e il tuo avversario decide se bloccarli con i suoi o lasciare che colpiscano direttamente la tua sanità. Alcuni pezzi hanno l’abilità “furtivo”, che permette loro di ignorare i blocchi. Gli effetti invece vanno subito in ospedale dopo essere stati lanciati — non rimangono in gioco. Gli oggetti, come un frigorifero o una chitarra maledetta, richiedono anch’essi di essere schiacciati per funzionare e non possono attivarsi nel turno in cui vengono giocati.
Alla fine del tuo turno, passi la mano all’avversario. Al principio del tuo prossimo giro, tutte le carte schiacciate tornano nella posizione normale: pronte per un nuovo ciclo di caos. Il gioco non è complesso, ma ha una sua logica strana e divertente, dove ogni mossa sembra assurda eppure funziona perfettamente dentro il suo mondo.
Havic non cerca di essere serio né profondo: è un gioco che ride di sé stesso. Le carte sono piene di riferimenti alla vita da studente — bar, feste, esami mancati — e ogni partita ha un ritmo rapido, imprevedibile, quasi caotico. È perfetto per chi vuole una pausa dal solito “Magic” ma non rinuncia a un po’ di strategia e tanta ironia. Trovarlo ancora sigillato è raro: la maggior parte dei mazzi sono stati aperti, giocati, schiacciati e abbandonati su un divano tra una birra e l’altra. E forse, proprio per questo, funziona meglio di quanto dovrebbe.
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