Hex è un gioco di strategia pura su una griglia esagonale, dove due avversari si sfidano per connettere i propri lati opposti. Nato nel 1942 dall’intuito del matematico danese Piet Hein, fu presentato sul giornale *Politiken* come “Polygon”, con problemi quotidiani che catturarono l’attenzione dei lettori. Pochi anni dopo, il matematico John Nash lo riscoprì indipendentemente a Princeton, confermandone la profondità matematica.
Si gioca su un diamante di esagoni, solitamente 11x11 o 15x15: ogni giocatore controlla un colore e, a turno, posiziona una pedina sulla griglia. L’obiettivo è creare un percorso continuo che colleghi i due lati del proprio colore — senza salti, senza interruzioni. Le regole sono minime: niente lanci di dado, niente fortuna. Solo intelligenza e anticipazione. Per bilanciare il vantaggio del primo giocatore, si applica la regola dello “scambio”: dopo la prima mossa, l’avversario può decidere di scambiare i colori e assumere il ruolo dell’attaccante.
Il fascino di Hex sta nella sua apparente semplicità che nasconde una complessità infinita: ogni mossa modifica l’intero equilibrio del campo, e spesso la vittoria si decide per un solo esagono. Non serve un tabellone speciale — basta carta e penna, o un set di pedine da Go su una griglia stampata. È perfetto per partite veloci ma intense, tra due giocatori che cercano sfide senza fortuna, dove ogni decisione conta.
Ancora oggi, è uno dei pochi giochi astratti in cui non esiste parità perfetta: c’è sempre un vincitore, e la strategia lo determina con precisione matematica.
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