Hobble-de-hoy! è un gioco da tavolo che non ti chiede di sapere le risposte, ma di inventarle. Nato negli anni Ottanta come versione stampata di un vecchio passatempo da salotto, trasforma il dizionario in uno strumento di inganno e divertimento tra amici. Non serve essere eruditi: basta saper scrivere con fantasia.
Ogni partita gira intorno a una parola misteriosa, scelta a caso da un elenco di oltre mille termini rari, suonati come poesie e spesso mai sentiti prima. C’è chiunque abbia letto “quemeful” o “wicopy”? Probabilmente no. Eppure, tutti devono provare a darne una definizione plausibile. Il giocatore che ha estratto la parola scrive quella vera, presa da un dizionario originale dell’Oxford English Dictionary, poi mescola insieme alle altre proposte e le legge ad alta voce due volte. Tutti votano per quella che ritengono corretta.
Chi indovina il significato giusto prende due punti. Ma c’è un trucco: chi ha inventato una definizione così convincente da essere scelta da qualcun altro, guadagna un punto a testa. Ecco la magia del gioco: non serve aver ragione per vincere, basta far credere di averla. Una parola come “hobble-de-hoy”, che significa un giovane goffo e sprovveduto, può diventare il centro di storie assurde ma irresistibili — forse un utensile da falegname, un canto marinaio, o addirittura una zuppa di alghe.
Il libro è progettato per essere aperto da entrambi i lati: l’elenco delle parole sta su un fronte, le definizioni sull’altro. Non serve girarlo per controllare la risposta, e non c’è bisogno di altri materiali: carta e penna bastano. Il gioco dura poco più di mezz’ora, si adatta a gruppi da tre a dodici persone, e funziona bene in qualsiasi momento della serata — dopo cena, prima del caffè, o quando il silenzio diventa troppo pesante.
Non è un quiz. Non è una gara di cultura. È un gioco che celebra l’immaginazione, la malizia e quel piacere antico di ingannare con eleganza. Le parole sono strane, le definizioni spesso assurde, ma il divertimento è autentico: perché a volte, più che sapere cosa significa una parola, conta farla sembrare vera. E se qualcuno crede che “timwhisky” sia un tipo di birra scozzese? Bene. Lascialo credere. È quello che rende tutto speciale.
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