Hokm è un gioco di carte da tavolo dal sapore antico, nato in Iran e ancora oggi uno dei più amati in tutta la regione. Si gioca con un mazzo standard da 52 carte, tra due, tre o quattro giocatori: se sei in quattro, ti allei con un compagno contro l’altra coppia, formando team fissi. Non c’è bidding, non ci sono punti da scommettere: ogni mano inizia con uno dei giocatori che diventa il “Hâkem”, colui che decide il colore di atout, distribuisce le prime carte e guida la prima presa. Questo ruolo gira a turno, dando a tutti l’opportunità di guidare il gioco.
La meccanica è classica ma affilata: si gioca a prese, con l’obiettivo di vincere il maggior numero di carte possibili. Il colore scelto dall’Hâkem diventa la trump, e batte tutti gli altri semi — anche se non devi seguire il seme se non ne hai. Le carte si ordinano da A a 2, con l’asso più forte: ogni presa va al giocatore che gioca la carta più alta nel seme iniziale o alla trump.
La vittoria arriva per primi a sette punti: ogni presa vale un punto, e chi raggiunge il traguardo prima vince. Non serve fortuna smisurata: qui conta l’anticipazione, la gestione delle carte e il senso del team. È un gioco che ti costringe a pensare due mosse avanti, senza mai perdere di vista chi è tuo alleato e chi vuole fermarti.
si spiega in due minuti, profondo da padroneggiare: Hokm non ha bisogno di regole complesse per essere appassionante. È un dialogo silenzioso tra carte, memoria e intuito.
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