Ici, c'est la France! è un gioco che non parla solo di battaglie, ma di una guerra senza frontiere chiare: quella tra l’idea di una Francia eterna e il desiderio di libertà di un popolo. Tra il 1954 e il 1962, l’Algeria divenne il teatro di un conflitto che non si decise sui campi di battaglia, ma nelle stanze del potere a Parigi, nei villaggi dell’Atlante e tra i pieds-noirs che vedevano svanire la loro casa. Qui, vincere militarmente non significa vincere la guerra.
Il gioco ti mette nei panni di uno dei due contendenti: il governo francese, costretto a difendere un impero sempre più fragile, o il Fronte di Liberazione Nazionale, che non ha eserciti regolari ma una rete invisibile di simpatizzanti e ribelli. Non si tratta di conquistare territori con la forza bruta: ogni mossa costa punti azione, e ogni decisione ha un prezzo. Muoversi lungo le strade richiede risorse, attaccare una regione consuma energie, reclutare nuovi combattenti dipende dal consenso della popolazione. E se i francesi possono inviare rinforzi, lo fanno a costo di un’opinione pubblica che si logora giorno dopo giorno.
Il cuore del gioco è una meccanica sottile: i gettoni politici. Ogni turno, peschi un gettone tra 28 possibili, ognuno con effetti diversi sulle quattro leve che governano il conflitto: la struttura del FLN, l’umore della popolazione algerina, le paure dei coloni francesi e il sostegno alla guerra in Francia. Un gettone può far salire la tensione tra i pieds-noirs; un altro può spingere Parigi a ridurre i fondi per l’esercito. Non puoi controllarli tutti: devi scegliere quando usarli, e cosa sacrificare per ottenerne un altro.
Le azioni militari non sono il fine, ma uno strumento. Controllare una regione ti permette di raccogliere tasse, reclutare combattenti o bloccare i movimenti nemici. Ma se la popolazione è ostile, anche una forte presenza militare non basta. Il FLN si muove senza strade, scompare tra le montagne e cresce dove il malcontento è più profondo. I francesi possono bombardare, arrestare, interrogare: ma ogni azione repressiva rischia di trasformare un simpatizzante in un nemico.
Il combattimento è semplice da giocare, ma complesso da gestire. Lanci i dadi in base alla forza delle unità e al vantaggio qualitativo; un 5 o un 6 significa colpo. Non servono tabelle ingombranti: l’attenzione va tutta alle scelte strategiche. Chi attacca? Dove lascia le difese vuote? Quando rischia di esaurire i punti azione per una vittoria temporanea?
Il gioco finisce quando l’opinione pubblica francese raggiunge il limite: si indicono elezioni e ogni regione algerina vota se rimanere in Francia o diventare indipendente. La vittoria non è per chi ha più unità, ma per chi ha convinto di più. Un’area controllata militarmente può essere persa con un solo gettone politico che fa girare l’opinione pubblica. E a volte, vincere una battaglia significa perdere la guerra.
Questo non è un gioco di conquista. È un gioco di equilibri fragili, di decisioni senza soluzioni perfette. Ogni azione ha un costo nascosto: una vittoria militare può indebolire il sostegno a Parigi; una repressione eccessiva può alimentare la rivolta. Non esistono buoni o cattivi, solo scelte che si accumulano fino a cambiare il corso della storia. E alla fine, chi ha ragione? Forse non lo sa nemmeno chi gioca. Ma è proprio questo che rende Ici, c'est la France! un’esperienza profonda: ti costringe a domandarti cosa sarebbe stato disposto a fare per vincere. E se, alla fine, avresti fatto meglio a non combattere affatto.
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