Non è una battaglia di masse, ma un danza mortale tra campioni: Achille, Ettore, Agamennone e gli altri guerrieri si fronteggiano uno a uno, cercando di spezzare l’equilibrio del campo di battaglia.
Ogni mossa conta: i personaggi muovono su una griglia esagonale, consumando punti azione per avanzare, combattere o chiedere aiuto agli dei. Gli dèi dell’Olimpo — pur vincolati da un patto di non intervento diretto — possono ascoltare le preghiere e influenzare gli esiti con lanci di dado, sostenendo i loro favoriti tra Troiani e Greci.
La guerra non è solo questione di forza bruta: il conflitto tra Agamennone e Achille ha un peso strategico decisivo. Se la lite rimane irrisolta, il più grande guerriero greco si rifiuterà di combattere, lasciando l’esercito in balia dei Troiani. Ma se i due si riappacificheranno, Achille tornerà sul campo con una furia che può cambiare le sorti della guerra.
Il gioco non celebra la gloria militare, ma ne esplora le tensioni: l’orgoglio, il destino, la fatica di dieci anni di assedio. Le meccaniche semplici — movimento a punti, lanci di dado e eventi narrativi — nascondono una profondità strategica che riflette l’epos omerico. Non è un wargame freddo: è un dramma in cui ogni eroe ha voce, ogni dado ha memoria, e la vittoria non si misura solo in territori conquistati, ma nella capacità di guidare il destino degli uomini.
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