A Cross Keys e Port Republic, tra boschi e colline, si decidono le sorti della campagna nella valle: se Jackson vince, può lasciare la regione per unirsi a Lee davanti a Richmond; se perde, il Nord avrà in mano uno dei suoi più vitali teatri di guerra.
Ogni esagono della mappa rappresenta 210 metri di terreno reale, e ogni turno copre 45 minuti diurni o sei ore notturne. I reparti sono reggimenti di fanteria, squadroni di cavalleria e batterie d’artiglieria: ciascun punto forza equivale a cento uomini o un cannone. Il sistema di gioco, condiviso con gli altri titoli della serie *Great Battles of the American Civil War*, modella in modo realistico l’attacco corpo a corpo, il fuoco d’arma da fuoco e dell’artiglieria, le cariche di cavalleria e l’influenza dei comandanti. Ogni battaglia ha poi regole specifiche: i terreni accidentati di Port Republic, la ritirata strategica di Jackson, il clima incerto che influisce sulle manovre.
Il gioco include 400 contatori dettagliati e una mappa da 56 x 86 cm, perfetta per riprodurre le posizioni storiche con precisione. Le due battaglie sono collegate: vincere a Cross Keys ti dà un vantaggio psicologico per Port Republic, ma la seconda è più cruenta e decisiva. Non si tratta solo di spostare pedine: devi bilanciare risorse limitate, gestire il morale delle unità sfiancate e anticipare i movimenti avversari prima che le forze unioniste si uniscano.
Per chi ama la guerra civile americana e i wargame con profondità storica e meccaniche solide, Jackson at the Crossroads non è solo un gioco: è una ricostruzione tattica di due giorni che cambiarono il corso della guerra.
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