Nel cuore di un mondo ghiacciato e selvaggio, quattro tribù preistoriche lottano per sopravvivere cacciando i maestosi mammut. Ogni turno, nuovi branchi di questi giganti entrano nella tundra, seguendo sentieri gelati che attraversano il tabellone: devono essere abbattuti con armi rudimentali, altrimenti la fame avrà la meglio sulla tua tribù.
Ogni giocatore parte con venti guerrieri e una scorta di cinque tipi diversi di armi — lance, frecce, trappole — ma ogni arma usata per uccidere un mammut scompare: non sono oggetti da conservare, ma strumenti consumabili, gettati via dopo il colpo fatale.
Ogni due turni devi controllare se hai abbastanza carne per sfamare i tuoi uomini: mezzo mammut a testa. Chi resta senza cibo non muore subito, ma diventa debole — le sue azioni si dimezzano — e se la fame persiste, scompare del tutto.
All’inizio sembra facile: i mammut sono numerosi, le armi abbondanti. Ma col passare dei turni, devi scegliere: costruire nuove armi o mandare gli uomini a caccia? Ogni risorsa impiegata per fabbricare strumenti è una bocca in meno da sfamare.
La partita finisce quando il primo giocatore perde tutti i suoi guerrieri: chi ha ancora più uomini vivi vince, non perché ha ucciso di più mammut, ma perché ha gestito meglio la fame, le armi e il rischio.
È un gioco crudele ma affascinante: ogni lancio dei dadi è una scommessa tra sopravvivenza e disperazione. Non si tratta di dominare la tundra, ma di non essere inghiottiti da essa. E ogni decisione pesa come il ghiaccio che avanza.
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