Manager è un gioco di economia dove sei il manager di una azienda che compete in un mercato affollato di concorrenti identici. Tutti producono lo stesso prodotto — forse computer, forse qualcos’altro — e l’unica cosa che conta è decidere a quale prezzo venderlo. Ogni turno, tutti i giocatori fissano segretamente il loro prezzo: chi lo imposta più basso vende per primo, ma non basta essere il più economico. Se qualcuno ti supera di oltre 1000 marchi, sei fuori dal mercato — e con te anche tutti quelli che hanno prezzi ancora più alti. Solo chi resta entro i limiti può vendere, e la quantità di prodotti venduti dipende da quanto il tuo prezzo si avvicina a quello del concorrente più basso.
I guadagni non arrivano solo dalle vendite: le azioni delle aziende salgono o scendono in borsa in base alle performance. Chi vende bene, cresce; chi viene escluso, perde valore. E qui nasce la vera sfida: dopo pochi turni, guadagnare con gli investimenti diventa più redditizio che gestire l’azienda. Allora puoi scegliere di sacrificare la tua impresa — fissando prezzi suicidi, lasciandola in crisi — per far salire le azioni degli altri e sfruttarle a tuo vantaggio. È un gioco di equilibri sottili: non basta essere il più intelligente, devi prevedere cosa faranno gli altri, giocare sul confine tra competizione e tradimento.
Il vincitore è chi accumula più ricchezza al termine della partita — una combinazione di contanti dalle vendite e valore delle azioni. Non c’è un piano vincente fisso: ogni partita cambia in base alle scelte collettive, ai tentativi di manipolazione, agli errori di valutazione. È un gioco che ti fa sentire come un imprenditore che cammina su una corda sottile tra profitto e disastro — e la tensione è tutta lì, nel silenzio prima della rivelazione dei prezzi.
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