Manchester Games è un gioco da tavolo che trasforma una mappa del Greater Manchester in un campo di battaglia per sei diversi giochi astratti, ognuno con regole che stanno in mezza pagina ma profonde. Non è un gioco tradizionale: è una scatola piena di piccole storie da giocare con i pezzi colorati e la mappa che raffigura i quartieri della città — da Ancoats a Seedley, da Rusholme a Werneth — disposti in modo approssimativo come nella realtà. Ogni partita è un viaggio tra luoghi familiari, dove il nome di una via o di un sobborgo diventa un punto di riferimento strategico.
Il cuore del gioco sta nei suoi sette giochi distinti (otto, se si conta Werneth come separato), tutti condividono lo stesso tabellone e i pezzi a forma di birilli colorati, ma ognuno ha una logica propria. Alcuni sono corse veloci: in Prestolee devi toccare tutti gli spazi del tuo colore per vincere; in Burnage raccogli carte mentre ti muovi e cerchi di superare l’avversario nella collezione. In Ancoats, il movimento dipende da una combinazione tra il colore della carta che peschi, quello dello spazio su cui sei e quello verso cui vai: non basta essere veloci, devi prevedere le transizioni. Offerton è un duello a due dove l’imprevedibilità iniziale — i punti di partenza sono scelti a caso con le carte — si trasforma in una battaglia per formare una linea continua di sei pezzi, sfruttando il valore numerico degli spazi come distanza da percorrere.
Rusholme mescola un setup casuale con movimenti rigorosi: i pezzi vengono posizionati a caso all’inizio, ma poi ti muovi solo seguendo le regole di colore e punteggio di ogni casella. Seedley è l’unico gioco che quasi ignora la mappa come campo da gioco: qui si gioca con le carte dei luoghi, e puoi pescare un nome dal mucchio degli scarti solo se lo sostituisci con uno adiacente sul tabellone — un elegante esercizio di memoria e pianificazione. E poi c’è Werneth, il più tranquillo: due giocatori posizionano a turno dodici pedine sulla mappa, poi muovono i loro birilli colorati seguendo regole complesse ma coerenti — non puoi saltare su spazi occupati, né muovere se la combinazione di colore e punteggio non lo permette. Chi rimane bloccato per primo perde.
Non c’è un solo modo per vincere: a volte devi arrivare prima, altre raccogliere più carte, formare linee o semplicemente sopravvivere alle mosse dell’avversario. Alcuni giochi usano i dadi, altri le carte, alcuni sono puramente strategici come Werneth — dove non c’è fortuna, solo intelligenza e anticipazione. Il fascino di Manchester Games non sta nella complessità delle regole (che sono brevi, scritte su un foglio A5), ma nel modo in cui trasforma una mappa locale in un mondo giocabile. Se conosci i quartieri, ogni spostamento ha un significato: muovere da Hulme a Moss Side non è solo un’azione meccanica, è come attraversare un confine familiare.
Il gioco si adatta bene a gruppi variabili — da due a sei giocatori — e i pezzi possono essere condivisi tra le partite. Non serve molto spazio: la mappa è compatta, i pezzi sono leggeri, perfetti per un viaggio o una serata in salotto. Manchester Games non cerca di rivoluzionare il mondo dei giochi da tavolo: semplicemente, lo rende più vicino a casa. E forse, proprio per questo, è più difficile dimenticarlo.
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