Il tabellone disegna il ciclo dei dodici animali — topo, bue, tigre, coniglio, drago, serpente, cavallo, capra, scimmia, gallo, cane e maiale — e ognuno di noi ha un animale natale, legato all’anno in cui siamo venuti al mondo. Non importa se non sai il tuo: qui lo scoprirai giocando.
Ogni giocatore sceglie una piccola statuetta di mandarino e la posiziona sul proprio segno zodiacale, al centro del tabellone. Al centro della scena c’è un dispensatore pieno di 72 tessere raffiguranti gli animali: basta premere la levetta per farne uscire una alla volta, come se fosse un piccolo rituale magico. Quando ne rimangono poche, a volte serve un secondo colpo per farne uscire una — e questo rende ogni partita un po’ imprevedibile.
L’obiettivo è diretto ma coinvolgente: raccogliere tessere finché non completi almeno un animale in tutte le sue sei versioni, oppure ne collezioni una di ciascuno dei dodici. Il primo a raggiungere uno di questi due traguardi vince. Non serve essere fortunati solo con i dadi: qui il movimento è legato alla tua posizione sul tabellone e alle tue scelte, ma la vera sfida sta nel decidere cosa tenere e cosa lasciare, mentre gli altri giocatori ti guardano con occhi attenti. Le tessere non si comprano né si rubano: si raccolgono, si osservano, si organizzano sulle proprie schede personali come un album da completare.
C’è qualcosa di tranquillo in questo gioco, quasi meditativo. Non c’è aggressione, ma una dolce competizione tra amici che cercano il proprio animale natale o l’intero ciclo. Il tempo passa piano, le risate arrivano quando qualcuno ottiene la sesta tessera del topo dopo tre turni di sfortuna. E alla fine, tutti se ne vanno con un po’ di zodiaco in tasca — e forse anche con una nuova curiosità per il proprio anno di nascita. Mandarin non è un gioco da vincere a ogni costo: è un viaggio da fare insieme, tra animali antichi e tessere colorate che ti fanno sorridere.
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