Il gioco si concentra sui primi cinque giorni della battaglia, quelli in cui l’incertezza e la nebbia facevano da padrone: un momento cruciale dove ogni unità contava, e ogni perdita pesava.
Ogni unità rappresenta un battaglione o una compagnia, con un solo valore di combattimento e un indice di esperienza segnato da stelle. Non ci sono divisioni gigantesche: qui si combatte al livello tattico, dove la gestione delle risorse è tutto. Ogni unità ha un foglio di riepilogo per tenere traccia dei danni subiti, e i combattimenti si risolvono con una tabella che tiene conto della forza residua, del terreno, dell’appoggio d’artiglieria e delle condizioni meteorologiche. L’artiglieria ha un raggio di fuoco definito, così come gli HQ reggimentali, che possono fornire supporto logistico o coordinare attacchi combinati.
La mappa è composta da due pannelli, disegnata con uno stile che ricorda i classici SPI: dettagliata, colorata e perfettamente adatta a una battaglia in un bosco innevato. Ogni unità ha anche spazi per annotare la fatica accumulata giorno dopo giorno — un sistema sottile ma importante che rende ogni avanzamento costoso.
Vince chi riesce a spezzare le linee nemiche e raggiungere gli obiettivi strategici prima che l’arrivo dei rinforzi alleati ribalti la situazione. Non è una corsa alla distruzione: è un gioco di pressione, logistica e resistenza. Le unità tedesche partono con il vantaggio dell’iniziativa e della sorpresa, ma devono muoversi in fretta prima che l’effetto nebbia svanisca.
Mist of the Ardennes non è un wargame per principianti, ma per chi vuole vivere la battaglia come un comandante sul terreno: con pochi dati, tanta incertezza e ogni decisione che conta.
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