Un’intera serata trasformata in un giallo vivente: dieci ospiti, una villa lussuosa e un editore che non farà mai più ritorno a casa. È il 1996, New York brilla sotto la pioggia di dicembre, e tu sei stato invitato alla cena di gala da William Rudolph Wirst, magnate dell’editoria, uomo ricco, potente e con un mucchio di segreti che nessuno sapeva fossero così pericolosi. Lui ha organizzato questa serata non solo per celebrare l’uscita del suo libro autobiografico — *It was the Wirst of Times* — ma anche per rivelare, in anteprima assoluta, le verità scomode che ha nascosto dietro i suoi bestseller. Eppure, prima che possa leggere una sola riga, il corpo viene trovato nella sua suite: avvelenato da un caffè servito dopo la cena. Nessuno è uscito dalla stanza. Tutti hanno un motivo per volerlo morto.
Questo non è un gioco con carte e dadi. È un party di deduzione, dove ogni partecipante interpreta uno dei dieci ospiti invitati — scrittori, agenti, giornalisti — ognuno con una storia personale, un segreto e un movente più o meno nascosto. Non ci sono attori professionisti, non ci sono audio o video da seguire: tutto sta nei fascicoli che ricevi prima della serata. Ognuno ha il suo dossier: biografia, relazioni con gli altri invitati, motivi per voler uccidere Wirst e, soprattutto, le bugie da raccontare. Devi recitare la tua parte, parlare con gli altri, raccogliere indizi, sospettare di tutti — e nascondere i tuoi.
La serata si snoda in tre fasi: l’arrivo, la cena e il momento della verità. Durante l’aperitivo, ognuno arriva con il proprio stile: la scrittrice di romanzi rosa che indossa abiti pieni di nastri e pizzi; la giornalista d’investigazione in tailleur impeccabile, pronta a svelare un libro che potrebbe distruggere politici e editori; l’ex cameriera diventata bestseller mondiale che parla con voce bassa ma occhi troppo vivaci. C’è chi indossa la divisa da infermiera per non dimenticare le sue radici, chi sfoggia camicie di poliestere con orgoglio, e chi ancora crede che i suoi libri sulle mosche tse-tse siano capolavori letterari. Ognuno ha un legame con Wirst: qualcuno lo odia per aver rifiutato il suo manoscritto, qualcun altro lo teme perché sa troppe cose, altri ancora lo amano — ma non abbastanza da lasciarlo vivere.
Durante la cena, i dialoghi si fanno più intensi. Si parla di diritti d’autore, di editori che sfruttano gli scrittori, di libri mai pubblicati e di vendite mancate. Qualcuno fa un brindisi troppo lungo; qualcun altro evita lo sguardo degli altri. Il vino scorre, le risate si fanno più forti — ma sotto la superficie, l’atmosfera è tesa come una corda di violino pronta a spezzarsi. Quando il corpo viene scoperto, tutti rimangono in silenzio per un attimo. Poi comincia la caccia alle prove: i fascicoli contengono indizi nascosti — note su un taccuino, una frase detta a bassa voce, un oggetto scomparso dalla stanza del morto. Devi ascoltare con attenzione, ricordare cosa ha detto chi e quando, confrontare le versioni degli altri. E soprattutto: non dire troppo di te stesso.
L’obiettivo è semplice: scoprire l’assassino. Ma non basta indovinare il nome. Devi capire *perché* ha agito, e dimostrare che nessun altro poteva farlo. Il gioco si conclude con un dibattito collettivo, dove ognuno presenta le proprie teorie, rivelando poco a poco i propri segreti — fino a quando la verità emerge, spesso in modo più sorprendente di quanto chiunque avesse immaginato.
Cosa rende questo gioco diverso dagli altri? Non è un mistero da risolvere con indizi scritti su bigliettini. È una commedia umana che si svolge tra i tavoli, dove la verità sta nelle pause, negli sguardi, nei silenzi. Ogni personaggio ha un’identità ben costruita: non sono solo “lo scrittore” o “l’agente”, ma individui con desideri, invidia, rimpianti e ambizioni che li rendono reali. La scrittrice di romanzi erotici che ha venduto dodici milioni di copie ma vive ancora nel terrore del fallimento; l’editore che rifiuta centinaia di manoscritti ogni anno e si sente un dio, ma in realtà teme di essere dimenticato. La giornalista che cerca una storia per salvare la sua carriera, o l’ex quarterback che scrive articoli sulle gare di pesca in Patagonia perché non sa più chi è senza il campo.
E poi c’è Wirst: un uomo che ha costruito un impero sulla pelle degli altri. Chi lo ha amato? Chi lo ha odiato? Chi lo temeva? E chi, alla fine, aveva davvero qualcosa da perdere se fosse rimasto in vita?
Il bello è che non serve vestirsi da detective né comprare costumi strani: basta un abito elegante, una camicia con il colletto aperto o una gonna nera. L’atmosfera nasce dalla recitazione, dall’interazione, dal gioco di sguardi e battute che sembrano innocue ma nascondono verità micidiali.
È un gioco per chi ama le storie, gli umani imperfetti e i silenzi che dicono più delle parole. Non c’è vincitore in senso tradizionale: la vittoria è nel riuscire a convincere tutti — o a nascondersi bene fino alla fine. E se ti capita di essere l’assassino? Allora il gioco diventa ancora più affascinante: devi mentire con grazia, guidare le indagini verso gli altri e far sì che nessuno sospetti mai di te.
Una serata lunga tre ore, ma che sembra durare un’eternità. Con i tuoi amici, o con degli estranei trasformati in personaggi complessi, vivrai una storia che non dimenticherai facilmente — perché questa volta, non sei solo uno spettatore del mistero. Sei parte di esso. E la verità? La verità sta nel modo in cui ognuno ha scelto di raccontarla.
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