Un dinner party che promette vino nascosto, risate e forse… qualcosa di più sinistro.
La notte inizia con l’allegria tipica degli anni Venti, ma quando il mattino dopo Rum viene trovato morto, la festa si trasforma in una caccia al colpevole. Ognuno dei presenti ha un segreto, un movente e un passato che non vuole rivelare. La polizia non arriverà mai fino a loro: devi scoprire chi è l’assassino, con cosa lo ha ucciso e dove ha nascosto l’arma, tutto senza uscire dal treno o dalla stazione di montagna in cui vi trovate.
Ogni giocatore interpreta uno dei personaggi, ciascuno con una personalità ben definita e una storia che si intreccia a quella degli altri. C’è la principessa Anastasia Retentov, che sostiene di essere l’unica erede viva della dinastia Romanov, fuggita dalla Rivoluzione russa e vestita come se il suo passato fosse ancora vivo nelle stoffe dei suoi abiti. Accanto a lei, Dewey Kare, ex campione del baseball, che ha lasciato i diamanti per cercare avventure tra le montagne, ma non riesce a togliersi la maglia da giocatore neanche quando dorme. Cassandra “Cass” Piajammas, l’attrice di successo con un talento naturale per il dramma e una voce che sa essere seducente o isterica al solo cambio d’espressione. Barry “Bare” Marquette, lo speculatore di Wall Street che ha fatto fortuna scommettendo su tutto e tutti, sempre impeccabile nel suo abito da tre pezzi. Isadore “Izzy” A.G. Mann, l’uomo misterioso che cambia stile a seconda dell’occasione e che ammette solo di lavorare per il governo — senza dire altro. Stephanie “Steph” D. Rink, la predicatrice puritana che ha fondato una chiesa anti-alcol e che porta con sé un’etica rigida, anche se i suoi abiti sono sempre all’avanguardia. Il senatore Vito Beale, uomo di potere e carisma, capace di convincere chiunque con il suo sorriso e la sua eloquenza. E infine Mary Widdoe, la giovane vedova che conserva le ceneri del marito in un’urna d’argento e lo porta sempre con sé, come se lui fosse ancora lì a sussurrarle parole di conforto.
Il gioco si basa su una diretto ma efficace meccanica: ognuno riceve un libretto con le proprie informazioni segrete — cosa sa, cosa ha visto, cosa nasconde — e deve decidere quanto rivelare agli altri durante il dibattito. Non ci sono regole rigide per parlare: puoi mentire, esagerare, fingere di non sapere niente o addirittura accusare qualcuno per proteggerti. I veri indizi, però, sono sparsi in giro per la stanza: una lettera nascosta sotto un cuscino, un biglietto da visita strappato tra le pagine di un libro, un oggetto che sembra fuori posto ma non lo è. Devi cercarli, raccoglierli e collegarli tra loro.
L’obiettivo è chiaro: identificare l’assassino, l’arma del crimine e il luogo in cui è stato commesso. Ma la vittoria non dipende solo dal tuo acume logico — dipende anche da quanto bene riesci a interpretare il tuo personaggio. Se fingi di essere più ingenuo di quello che sei, potresti far cadere sospetti su qualcun altro. Se ti comporti troppo come un colpevole, gli altri ti insegneranno la lezione con accuse senza pietà.
Quello che rende *Murder in Montana* diverso da molti giochi simili è l’attenzione ai dettagli storici e alla costruzione dei personaggi. Non sono semplici caricature: ogni figura ha radici nell’epoca, ispirata a figure reali — Izzy Mann richiama il famoso agente di polizia Izzy Einstein, mentre la principessa Ann riflette le leggende attorno ad Anastasia Romanov. Il proibizionismo non è solo un sfondo: è una tensione costante, un motivo per cui certi oggetti sono nascosti, perché qualcuno ha bevuto troppo e altri hanno fatto finta di nulla.
Il gioco richiede circa tre ore, ma il tempo vola. Non ci sono turni rigidi, non c’è un mazzo da mescolare: tutto si muove attraverso conversazioni spontanee, sguardi carichi di significato e gesti che sembrano banali ma non lo sono. I costumi degli anni Venti — gonne a campana per le donne, cappelli a tesa larga e cravatte larghe per gli uomini — aggiungono un livello di coinvolgimento che va oltre il semplice gioco da tavolo.
Non serve una grande esperienza: basta la voglia di recitare, ascoltare e giocare con le apparenze. Non è un’indagine fredda e meccanica — è un ballo sul filo del rasoio tra verità e finzione, dove ogni parola può essere una trappola o un indizio.
Se ti piace l’atmosfera dei film noir degli anni Trenta, se ti affascina il contrasto tra eleganza e corruzione di quel periodo, se ami i misteri in cui non tutto è ciò che sembra — allora *Murder in Montana* è perfetto per te. Non aspettarti risposte facili. Aspettati un’esperienza da vivere, con gli occhi aperti e la mente pronta a cogliere ogni sfumatura. Perché lì, tra il rumore del treno che procede verso ovest e le risate soffocate di chi non vuole essere scoperto, qualcuno ha commesso un omicidio… e solo tu puoi scoprire chi.
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