Nella corsa al petrolio del Mare del Nord, dove ogni mossa conta e il mercato non perdona. Nel 1974, sei un imprenditore che scommette sulle profondità marine: devi esplorare i fondali, acquistare terreni, installare piattaforme e gestire rischi climatici e politici per diventare il primo a raggiungere 5 milioni di dollari di profitto netto.
Sul tabellone ci sono 28 tessere nascoste, ognuna con una profondità diversa e una quantità variabile di petrolio — da giacimenti quasi vuoti a riserve abbondanti. Più in basso vai, più costosa è la perforazione: le piattaforme grandi possono lavorare ovunque, ma quelle piccole sono limitate. Ogni turno puoi esplorare fino a tre aree e mettere all’asta altre tre per aggiudicartele con un’offerta. Una volta acquistato, un terreno diventa produttivo solo se ci installi una piattaforma — ma ce ne sono poche in gioco, quindi devi scegliere dove investire e quando spostare quelle già in uso.
Il clima cambia con le stagioni: inverno e primavera portano tempeste che riducono o bloccano la produzione, specialmente nelle zone settentrionali. E il prezzo del greggio? Va da 4 a 20 dollari al barile, senza avvertire.
Ma la vera incognita è il governo: ogni turno un nuovo partito prende il potere e stabilisce tre tasse — sugli interessi dei prestiti (che devi contrarre fin dall’inizio), sul tuo reddito e sulle vendite di piattaforme o terreni. Le aliquote possono arrivare al 75%, e alcuni partiti decidono persino la nazionalizzazione: i tuoi beni diventano proprietà dello Stato, e il tuo piano va in fumo.
Sai cosa ti aspetta la prossima tornata — ma non puoi evitarlo. Devi solo adattarti, speculare con intelligenza e gestire il debito come un equilibrista sul filo del rasoio. Chi accumula più profitto netto vince. Non è un gioco di fortuna: è una simulazione fredda, calcolata, dove ogni decisione ha un prezzo — e ogni errore può costarti tutto.
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