Ortho

(1783)

Nel 1783, a Philadelphia, due appassionati di lingua e gioco inventarono un mazzo di carte che non si limitava a divertire, ma insegnava. Ortho era nato: un gioco da tavolo dove le parole diventavano strategia e la correttezza ortografica, una virtù da conquistare. Al posto dei semi tradizionali, il mazzo contiene quattro serie complete dell’alfabeto inglese, ciascuna con caratteristiche uniche che danno poteri diversi alle lettere. Non si tratta di semplici simboli: ogni carta può essere usata per formare parole valide, e la capacità di riconoscere combinazioni corrette diventa parte integrante del gioco. Si gioca in cerchio, scambiando carte e cercando di completare vocaboli con le lettere in mano, mentre gli avversari osservano e controllano l’esattezza. Chi riesce a disfarsi per primo delle proprie carte vince, ma la vera ricompensa è imparare senza accorgersene: si memorizzano i doppi consonanti, le regole di accento, gli abbinamenti più comuni, come se fossero mosse naturali. Le carte sono stampate con cura su un mazzo da 104 pezzi, accompagnato da istruzioni chiare e ben disegnate. Non è un gioco per esperti di grammatica: è pensato per tutti, dai bambini agli adulti, come un modo leggero ma efficace di raffinare il linguaggio. Lo si trovava nelle botteghe di Philadelphia, insieme ai biglietti da visita e alle carte da gioco più comuni, e chi lo provava non lo dimenticava facilmente: perché imparare a scrivere bene può essere anche un piacere.

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