Non è una celebrazione di conquiste o ideologie, ma un omaggio alla coraggiosa follia di chi ha combattuto per cause ormai dimenticate: soldati in uniforme logora che avanzano sotto il sole africano, guerrieri Zulu che caricono con l’ascia, esploratori perduti tra i deserti dell’Asia.
Il gioco usa punti azione e dadi per simulare movimenti, combattimenti e decisioni difficili: un comandante può scegliere di attaccare in fretta o attendere il momento giusto, ma ogni mossa ha un prezzo. Le unità hanno caratteristiche diverse, dai fucilieri britannici agli arcieri tribali, e la fortuna dei dadi aggiunge incertezza a ogni scontro.
Vince chi riesce a imporre la propria volontà sul campo: distruggere l’esercito avversario, catturare obiettivi strategici o semplicemente resistere quando tutto sembra perduto.
Cosa rende questo gioco speciale? La sua capacità di far sentire il peso della storia senza giudicarla. Qui non ci sono eroi assoluti né mostri: c’è solo l’uomo, in mezzo al fumo e alla polvere, che fa quello che crede giusto — anche se quel “giusto” oggi sembra sbagliato. È un gioco per chi ama i dettagli, le storie nascoste tra le righe della storia, e il brivido di decidere cosa fare quando non c’è una risposta facile.
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