Sei il CEO di un’azienda high-tech in un mercato selvaggio dove i profitti si fanno sfruttando gli altri e manipolando l’economia. Ogni turno devi bilanciare stipendi, scambi di azioni, carte strategiche e la volatilità del mercato: troppo generoso con i dipendenti e rischi il fallimento; troppo avaro e ti ruberanno il personale.
Ogni giocatore gestisce una startup che deve crescere fino a diventare un colosso industriale, ma attenzione: l’economia cambia costantemente. Le carte rivelano boom economici, crisi, scandali contabili e monopoli da evitare o sfruttare. Puoi negoziare con gli altri, comprare azioni, pagare salari e pescare nuove carte per mantenere la tua posizione. Ma non basta essere furbi: se tutti falliscono, nessuno vince. A volte conviene collaborare — anche solo per un turno — per evitare il crollo generale.
L’indice economico sembra imparziale, ma chi lo capisce bene può piegarlo a proprio vantaggio. I lavoratori sono una risorsa preziosa e scarsa: se non li paghi abbastanza, te li portano via; se li paghi troppo, il tuo bilancio va in rosso. E tu? Puoi decidere lo stipendio del tuo CEO — ma alzarlo di colpo è un segnale di debolezza.
La partita si sviluppa in due fasi: all’inizio costruisci, sperimenti, ti muovi con cautela; alla fine diventa una danza pericolosa tra manipolazione, tempismo e sopravvivenza. L’obiettivo? Accumulare la fortuna personale più grande senza finire in prigione — e chiudere il gioco nel momento perfetto, prima che tutto crolli.
Screw the Workers non è un gioco di guerra diretta: è una farsa economica dove ogni mossa ha un costo, ogni alleanza è temporanea e l’unico vero vincitore è chi sa quando fermarsi. Due ore di tensione, risate e tradimenti — tutto con le carte in mano.
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