Nel 1600, in un crocevia del Giappone, una guerra durata solo sette settimane decise il destino di un intero paese. Sekigahara non è solo uno scontro militare: è il momento in cui i signori della guerra si alleano, tradiscono e lottano per il potere supremo. Qui non vince chi ha più soldati, ma chi sa tenere insieme un esercito fatto di clan fedeli, incerti o pronti a voltare le spalle.
Ogni giocatore assume il ruolo di uno dei due grandi contendenti: Tokugawa Ieyasu, l’astuto daimyo che mira all’unificazione, oppure Ishida Mitsunari, il difensore del giovane erede della dinastia Toyotomi. Non si tratta di una battaglia singola, ma di una campagna mobile e frammentata: eserciti sparpagliati lungo le strade principali, assedi in castelli lontani, manovre segrete tra montagne e valli. Ogni settimana devi decidere dove muovere i tuoi blocchi — rappresentano ciascuno circa 5000 guerrieri — e soprattutto, chi mandare al fronte.
La vera sfida non è la forza bruta, ma la lealtà. Ogni unità ha bisogno di una carta per combattere: senza il segnale giusto, l’esercito resta immobile, sospettoso o addirittura disertore. Le carte rappresentano motivazione, fedeltà e influenza: non sono casuali come i dadi, ma scelte strategiche che devi gestire con cura. Ogni turno ricevi un numero diverso di carte, in base ai castelli che controlli: più territorio hai, più risorse hai per convincere i tuoi alleati a combattere. Ma perdere una battaglia o forzare marce troppo lunghe può svuotarti le mani, lasciandoti senza il coraggio di muovere nemmeno un soldato.
Le battaglie si svolgono in silenzio: i blocchi sono nascosti sotto pile di carta, e solo quando decidi di rivelarli sai quanto saranno efficaci. Il tuo avversario non sa se stai bluffando o se hai davvero una forza schiacciante. E poi c’è il rischio più grande: un generale che cambia campo. Le carte “Loyalty Challenge” creano momenti di tensione in cui un clan nemico potrebbe passare al tuo lato, capovolgendo l’esito di una battaglia con un solo gesto.
La mappa è diretto ma efficace: punti collegati da strade principali, castelli chiave e aree produttive. Ogni obiettivo ti tira in direzioni diverse: difendere un forte significa lasciare scoperto un altro; attaccare un centro economico può esaurire le tue forze prima di una battaglia decisiva. Non puoi essere ovunque, e il tuo avversario lo sa. Perciò ogni mossa è un equilibrio tra aggressività e prudenza, tra bluff e coraggio.
I componenti sono curati con attenzione: i blocchi in legno sono grandi, impilabili, colorati secondo gli stemmi storici dei clan; le carte hanno disegni ispirati all’arte giapponese. Non c’è niente di superfluo, eppure ogni dettaglio serve a ricreare l’atmosfera di un’epoca in cui la guerra era una questione di fiducia più che di numeri.
Sekigahara non è un gioco da esperti per esperti: le regole sono concise, chiare, e si imparano in pochi minuti. Ma il suo cuore è profondo: ogni partita ti costringe a prendere decisioni difficili, con informazioni incomplete, sotto pressione del tempo che scorre rapido. Vincere non significa annientare l’avversario: significa farlo vacillare, sfruttare le sue incertezze e convincerlo di aver perso prima ancora della battaglia finale.
È un gioco che ti fa sentire il peso delle alleanze instabili, la fragilità del potere e la tensione silenziosa tra due uomini che cercano di controllare un paese intero. Sette settimane. Un solo scontro decisivo. E migliaia di vite che dipendono da una carta, da un gesto, da un’ultima decisione.
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