S.F.3.D. Original è un wargame da tavolo che porta in scena una guerra post-apocalittica tra umani e macchine, dove l’ingegno si misura in pezzi di plastica, ping pong e fantasia. Nato nel 1984 come estensione di una rubrica del magazine giapponese Hobby Japan, il gioco nasconde sotto le sue regole un mondo fatto di modellini costruiti a mano da appassionati: mezzi corazzati assemblati con parti di action figure, scatole di fiammiferi e dettagli recuperati da altri kit. Questa è la storia di una guerra che non ha mai avuto luogo — ma che tutti potevano toccare.
Il conflitto si svolge nell’Australia del 2885, dopo che la Quarta Guerra Mondiale ha ridotto il pianeta a un deserto radioattivo. I coloni terrestri tornati sulla Terra non sopportano più il dominio della Federazione Galattica e dei suoi agenti: i soldati della Repubblica Democratica Strahl, con le loro dottrine rigide e l’organizzazione quasi germanica. La resistenza australiana cresce, armata di mezzi improvvisati ma letali, come il HAFS ‘Jerry’, un carro bipede che sfreccia a 54 chilometri all’ora tra le rovine delle città. L’esercito occupante risponde con tecnologie segrete: droni ricognitori simili a uccelli meccanici, armi sperimentali e piani di offensiva che mirano a riconquistare New Canberra o ridurla in cenere.
Il gioco si muove su una mappa divisa in esagoni, dove ogni unità — da piccole pattuglie fino a macchine da guerra giganti — ha un movimento preciso e una potenza di fuoco calcolata con attenzione. I giocatori controllano uno dei due schieramenti: la resistenza australiana o le forze della Repubblica Strahl. Ogni mossa richiede scelte strategiche: dove spostare i reparti, quando usare l’artiglieria, se rischiare un attacco aereo con poche risorse rimaste. I combattimenti si risolvono su tabelle semplici ma efficaci, supportate da due dadi e da carte che regolano il coordinamento delle forze aeree. Le mappe sono quattro, pieghevoli e semi-geomorfiche: si possono combinare per creare scenari diversi, ogni volta con un nuovo paesaggio di rovine, deserti e basi nascoste.
Ogni partita è guidata da una carta scenario che definisce obiettivi specifici — catturare una città, distruggere un deposito, sopravvivere a un assedio. Non si vince semplicemente per aver eliminato tutti i nemici: bisogna raggiungere le condizioni segrete di ogni missione, spesso legate alla posizione geografica o al tempo trascorso. Una battaglia può finire con una ritirata strategica, un’imboscata riuscita, o la distruzione di un obiettivo cruciale prima che il nemico arrivi.
Ciò che rende S.F.3.D. Original diverso da altri giochi della sua epoca è l’autenticità del suo mondo: non si ispira a anime famosi né a robot già esistenti, ma crea una mitologia propria, fatta di nomi strani come “Krachen Vogel” o “Neuspotter”, e di dettagli storici che sembrano usciti da un romanzo d’appendice. Le 480 pedine, stampate su entrambi i lati e tagliate con precisione, rappresentano veicoli mai visti altrove: mezzi pesanti con articolazioni a cerniera, droni che volano rasoterra, soldati in tute da combattimento. Il manuale è un piccolo capolavoro: venti pagine scritte in giapponese, numerate e curate come un oggetto d’arte.
Questo non è solo un gioco di guerra. È una testimonianza di un momento in cui l’hobby dei modellini ha ispirato qualcosa di più grande — un mondo che esiste tra la plastica, il cartone e l’immaginazione. E se lo apri, forse troverai ancora il profumo della colla da modello.
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