È l’ottavo capitolo della serie OCS, ma il primo a raccontare un’operazione anfibia su larga scala, con sbarchi simultanei, supporto navale e lanci paracadutisti da entrambe le parti.
Ogni turno copre sei giorni e mezzo, permettendo una gestione più fine delle mosse rispetto ai precedenti giochi della serie. Le unità vanno dai plotoni alle corpi d’armata, muovendosi su una mappa dettagliata dove ogni esagono rappresenta 4 chilometri. L’aria è un fattore decisivo: gli aerei hanno portata raddoppiata per riflettere la loro reale autonomia, e le portaerei giocano un ruolo attivo nel sostegno alle forze d’invasione. Il sistema di approvvigionamento navale aggiunge una profondità logistica che pochi giochi affrontano con altrettanta cura: senza rifornimenti continui, i reparti si bloccano.
Il gioco non è semplice: le regole sono dense, ma coerenti. Ogni azione — da un attacco anfibio a una manovra di accerchiamento — richiede pianificazione e gestione dei rischi, con i dadi che decidono il destino delle unità in battaglia. Le mappe, colorate e precise, coprono l’intera isola da Palermo a Messina, mentre le oltre 1500 pedine rappresentano ogni reparto storico coinvolto.
Non si tratta di una partita veloce: i brevi scenari durano un paio d’ore, ma la campagna completa può impegnare due interi fine settimana. È qui che il gioco trova la sua anima: non è solo una simulazione militare, è un racconto strategico in cui ogni decisione ha peso, ogni errore costa caro e ogni vittoria si conquista con pazienza e intelligenza. Per chi cerca un’esperienza profonda, realistica e coinvolgente, Sicily: Triumph and Folly resta uno dei capisaldi del wargame moderno.
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