SIMSOC è un gioco da tavolo che trasforma una stanza in una società intera. Nato nel 1966, non usa computer né carte complesse: solo fogli di carta, monete simulate e ruoli assegnati a ciascun giocatore. Con tra le 15 e le 60 persone, diventa un laboratorio vivente dove si sperimentano dinamiche sociali reali — conflitti, proteste, disuguaglianze, negoziazioni — senza che nessuno sia davvero in pericolo.
Ogni partecipante interpreta una figura: un lavoratore, un imprenditore, un giornalista, un giudice o chi è rimasto senza lavoro. Alcuni sono identificati come "minoranze" attraverso braccialetti o maschere e devono affrontare pregiudizi invisibili ma potenti. Ogni sessione introduce scenari improvvisi: una crisi economica, un aumento dei prezzi, uno sciopero. I giocatori devono reagire, negoziare, creare alleanze o resistere alla pressione. Usano "SimBucks" per comprare cibo e beni di lusso, passaggi per muoversi tra i quartieri, buoni per il sostentamento: tutto gestito con carta e penna.
Non si tratta di vincere, ma di sopravvivere insieme. L’obiettivo è mantenere una società funzionante mentre ciascuno cerca di raggiungere i propri obiettivi personali — un salario dignitoso, una casa, rispetto. Ma la stabilità collettiva richiede compromessi che nessun individuo può decidere da solo.
Cosa rende SIMSOC unico? Non è un gioco di strategia, ma di empatia. Ti trovi a dover discutere con chi ha potere, a chiedere aiuto a chi ti ignora, o a scoprire che il tuo ruolo ti impone silenzi che non avresti mai scelto. Dopo ogni sessione, si riflette insieme: perché è successo? Chi ha perso e perché? Quanto del gioco somiglia al mondo reale?
Progettato per essere giocato in 5-10 incontri di un’ora ciascuno, SIMSOC può adattarsi a gruppi più piccoli o spazi limitati. Non serve una sala grande: basta che ci sia spazio per dividere la gente in quattro gruppi — e il coraggio di guardare dentro la macchina sociale.
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