Mentre l’Unione Sovietica spinge verso i Dardanelli con tre armate e unità speciali, Bulgaria e Romania si muovono in tandem, ma con dubbi nascosti: la Romania è un alleato incerto, pronta a ritirarsi o persino a restare neutrale. Dall’altra parte, Grecia, Turchia e Jugoslavia difendono il Balcani con poche truppe, ma di altissimo livello — paracadutisti, aviotrasportati e forze anfibie pronte a colpire dove meno te lo aspetti.
Il terreno è un ostacolo e un’opportunità: le montagne rallentano i movimenti, ma creano falle invisibili che le unità leggere possono sfruttare per circondare interi fronti. Non c’è spazio per linee solide — la guerra qui si gioca con manovre rapide, sorprese e decisioni strategiche che pesano come pietre. E se decidi di inviare un reparto dalla Germania verso i Balcani? Potrebbe cambiare il corso della battaglia… ma lascia il fronte principale più vulnerabile.
Le regole permettono anche una neutralità rumena totale, costringendo l’URSS a partire da zero e ad affrontare un nemico ben preparato senza appoggi logistici. La Grecia può abbandonare la NATO; l’Albania agisce in modo imprevedibile, come un giocatore indipendente nel caos.
Questo non è solo un altro wargame: è un gioco di equilibri fragili, alleanze instabili e risorse limitate. Ogni divisione che invii qui, ogni aereo che sposti, ha un costo — e il prezzo lo paghi altrove. Il vincitore non sarà chi ha più truppe, ma chi capisce quando attaccare, quando ritirarsi… e chi sa sfruttare l’incertezza degli altri.
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