Stalingrad è un wargame classico del 1963 che riproduce la battaglia più sanguinosa e decisiva della Seconda Guerra Mondiale: lo scontro tra l’Armata Rossa e il Terzo Reich sulle rive del Volga. Non è un gioco diretto, ma non è nemmeno ostico: trova un equilibrio perfetto tra regole chiare e profondità strategica, ideale per chi vuole avvicinarsi ai giochi su mappa esagonale senza essere sopraffatto.
Si gioca a due, alternando turni di movimento e combattimento. Ogni unità ha un raggio d’azione limitato: può avanzare di un solo hex o ritirarsi fino a due, ma non può muoversi tra due esagoni controllati dalla stessa unità. Il terreno gioca un ruolo cruciale: le paludi rallentano i movimenti, le montagne e le città raddoppiano la difesa, i fiumi proteggono chi li attraversa solo se attaccato da una direzione precisa. I binari ferroviari permettono spostamenti rapidi, ma richiedono di percorrerli interamente in un’unica mossa. La stagione influenza tutto: l’estate è favorevole, l’inverno blocca i movimenti con la neve e congela fiumi e paludi, mentre primavera e autunno portano fango che dimezza le capacità di avanzamento.
Il combattimento avviene tra unità adiacenti ed è obbligatorio alla fine del turno; chi attacca sceglie quali bersagli colpire, ma deve coinvolgere tutti i nemici vicini. Si usa il classico sistema a dado esagonale di Avalon Hill: risultati come “Eliminato”, “Ritirato” o “Sconfitto” dipendono dal rapporto tra forze attaccanti e difensori. I tedeschi hanno accesso limitato ai rinforzi, mentre i sovietici ne ricevono sempre di più man mano che la guerra avanza.
Vincere non è facile. I russi devono proteggere le loro città chiave — Leningrado, Mosca e Stalingrad — o distruggere l’esercito tedesco. Ma c’è un altro modo: occupare e mantenere per due turni completi Helsinki, Varsavia e Bucarest. È teoricamente possibile, ma quasi mai realizzato in partite normali.
Stalingrad è stato analizzato più di ogni altro gioco da tavolo della sua epoca, non perché sia complicato, ma perché ogni mossa ha conseguenze durature. Le strategie dei tedeschi sono spesso sbagliate — e questo lo rende ancora più interessante: il giocatore deve capire cosa andò storto nella storia, e se può fare meglio. È un gioco che non si esaurisce mai: adatto ai principianti per imparare le basi dei wargame, ma profondo abbastanza da tenere impegnati i veterani per decenni.
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