L’equilibrio del mondo si regge su un filo: sei potenze si contendono le risorse di un continente senza confini definiti, dove ogni mossa può cambiare il corso della guerra. Stratagame non è una ricostruzione storica né un simulatore militare, ma un gioco di strategia pura, dove diplomazia e calcolo si intrecciano come in una partita a scacchi, con l’aggiunta del caos imprevedibile dei dadi.
Ogni giocatore controlla un esercito di 52 pezzi, ognuno con un valore di forza compreso tra 1 e 5. Quando due unità si scontrano, il più forte lancia tanti dadi quanti è il suo valore; chi ottiene il risultato più alto vince lo scontro. Ma non è obbligatorio usare i dadi: per chi preferisce la precisione assoluta, esiste una versione senza fortuna, puramente logica. Il campo di gioco è una scacchiera che rappresenta l’Europa in modo astratto — nessun paese, nessuna frontiera storica, solo spazi da conquistare e risorse da controllare.
L’obiettivo non è annientare gli avversari, ma accumulare più risorse possibile entro la fine del gioco. Alleanze nascono e si rompono con la stessa facilità di un movimento di cavallo: oggi sei alleato con il nord, domani lo attacchi per prendere una miniera strategica. La partita dura in media tre ore, ma può allungarsi o accorciarsi a seconda del numero dei giocatori e della complessità delle manovre.
Stratagame sorprende per la sua apparente semplicità: le regole occupano appena sei pagine, e ogni pezzo si muove come una figura degli scacchi. Ma sotto questa scorza pulita nasconde un profondo livello tattico. Non basta sapere dove spostare i pezzi: devi prevedere le reazioni, manipolare le intenzioni altrui e gestire il rischio di ogni combattimento. È un gioco che premia chi pensa più avanti degli altri — senza bisogno di memorizzare decine di tabelle o regole complesse. Qui, la vittoria non si costruisce con la forza bruta, ma con l’intelligenza, l’adattamento e il coraggio di rischiare.
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