Immagina una taverna piena di guerrieri ubriachi, stregoni sghignazzanti e mercenari che litigano per un boccale di birra: è qui che si gioca a Taverne de la Licorne. Non c’è niente di serio, solo armi volanti, colpi mancati e risate a crepapelle tra amici.
Ogni giocatore controlla tre personaggi stravaganti, ognuno con un potere speciale: uno può schivare i colpi, un altro ruba le armi agli avversari, e chi sa dire cosa fa il terzo? Oltre ai personaggi, hai 30 punti ferita da difendere, qualche moneta e nove armi di base sempre in mano. Ma non basta: durante la partita puoi comprare armi più potenti, come mazze da guerra o archi ingombranti, che ti danno vantaggi ma richiedono prestigio per essere usate.
Il gioco gira su quattro fasi ripetute in sequenza. Prima, spendi i tuoi bottini per comprare nuove armi; poi, prepari le tue difese mettendo in mostra fino a tre armi, in base alla tua fama. A quel punto, tutti scelgono simultaneamente un’arma da lanciare e chi colpire: il compagno accanto con una spada, o l’avversario dall’altro capo della tavola con una balestra. Infine, si risolvono gli attacchi: se indovini il valore dell’attacco che ti arriva, lo schivi; altrimenti, perdi punti ferita. Vincere un colpo ti fa guadagnare prestigio o bottino, e con cinque punti di fama puoi chiamare la milizia: la partita finisce subito.
Quando il tuo personaggio viene messo KO, prendi il prossimo dalla tua riserva. E se qualcuno si stanca? Può lasciare la taverna in qualsiasi momento, e un altro può entrare al suo posto. Non c’è una regola rigida: è tutto fluido, caotico, come una vera rissa tra avventori.
Il gioco dura poco, non più di mezz’ora, ma ogni turno ha il sapore di una scena da commedia. Le carte sono disegnate con un umorismo esagerato e i personaggi sembrano usciti da un fumetto. Non serve essere esperti: basta avere voglia di ridere, sbagliare, colpire per errore e vedere il tuo avversario che tenta di schivare una mazza da 12 punti con un pugnale.
E se qualcuno vince? Quello che ha più prestigio alla fine. Ma la vera vittoria è quando tutti ridono ancora, anche dopo aver perso l’ultimo personaggio e il tavolo è pieno di armi rotte e birra versata.
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