Thayaam è un gioco antico, nato nelle corti dell’India e giocato su una semplice griglia di 5x5 tracciata a terra. Quattro bastoncini per ogni giocatore, quattro semi di tamarindo come dadi: niente di più, ma abbastanza per creare una corsa strategica piena di colpi di scena.
Ogni giocatore parte con i propri pezzi fuori dal tabellone. Per farli entrare in gioco serve un 1 sui semi, che hanno tre lati chiari e tre scuri, lanciati come dadi. Una volta dentro, i pezzi percorrono il bordo esterno in senso antiorario, poi svoltano verso l’interno, avvolgendosi a spirale intorno ai nove quadrati centrali fino alla fortezza, al centro della scacchiera. Qui trovano rifugio: nessun avversario può cacciarli via.
La vittoria non si conquista solo arrivando in centro: bisogna poi farli uscire tutti. Ogni volta che esce un 1, puoi rimuovere un pezzo dalla fortezza. Il primo a portare fuori i suoi quattro pezzi vince. Ma attenzione: se atterri su una casella occupata da un avversario, lo cacci via e lo costringi a ricominciare dall’inizio — tranne che nelle case dei palazzi e nella fortezza, dove nessuno può toccarti.
C’è poi un dettaglio sottile: se due tuoi pezzi si trovano insieme su una stessa casella, diventano una coppia inseparabile, un “gemello”. Questo li rende più resistenti e li fa muovere come un’unica unità. Ma per eliminarli serve un altro gemello: solo allora potranno essere rimossi.
Thayaam non è un gioco veloce per caso: ogni mossa conta, ogni lancio può ribaltare la partita. È si spiega in due minuti, ma pieno di tensione. Non c’è fortuna pura, né strategia complessa — solo il ritmo incerto dei semi che cadono e le decisioni che si prendono in pochi secondi.
Una versione più grande, chiamata “Thayaam del Re”, usa un tabellone doppio e otto semi: per chi vuole sfide ancora più profonde. È un gioco antico, ma non polveroso — è vivo, come una corsa che si ripete da secoli, tra scommesse, risate e colpi di fortuna.
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