The Black Community Game è un gioco da tavolo unico uscito nel 1967, pensato per raccontare in modo giocoso come funziona una comunità che lotta per il proprio benessere. Non si tratta di semplice fortuna: qui ogni mossa conta, e i giocatori devono collaborare, negoziare e gestire risorse per costruire un futuro collettivo.
Ogni partecipante riceve gettoni colorati che rappresentano diversi tipi di potere: quelli bianchi sono il denaro, i rossi l’influenza politica, i neri il capitale sociale della comunità e i blu valgono dieci neri insieme. Puoi scambiarli, venderli o prestarteli tra di te — ma non puoi chiedere soldi alla banca. Muoversi tra la periferia e il centro città richiede aiuto da altri giocatori o un pezzo del tuo stipendio: nessuno riesce a farcela da solo.
L’obiettivo non è accumulare più gettoni di tutti, ma dimostrare di aver fatto davvero qualcosa per la comunità. Chi riesce a mobilitare risorse, creare alleanze e sostenere gli altri vince, anche se non ha il maggior numero di chip. Il gioco si basa su un’idea diretto ma potente: quando tutti cooperano, tutti crescono.
Nato nel 1973 da Malik Ali, un educatore che lavorava con studenti delle scuole superiori a Buffalo, è stato pensato per insegnare in modo diretto e coinvolgente come funziona la vita dentro una comunità nera — senza lezioni noiose, ma con dadi, strategie e dialogo. È adatto ai ragazzi dagli 8 anni in su, ma affascina anche gli adulti che vogliono capire cosa significa costruire insieme. Non è un gioco di competizione fine a sé stessa: è un esercizio collettivo di solidarietà, intelligenza e responsabilità. E forse, proprio per questo, resta ancora oggi uno dei più autentici giochi da tavolo mai creati.
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